AlmavivA: prendi i soldi e scappa!!!

 
Quando chiami un Numero Verde pensi davvero che ti risponda il tuo Comune, l’Inps, l’Azienda del Gas o la tua Università? La risposta è NO e la realtà è molto diversa da quella che ti viene data in pasto dall’informazione che ricevi. Atesia S.p.A, il più grande call center d’Europa, grazie all’utilizzo di personale precario è riuscita per anni a vincere al ribasso molte commesse per la gestione dei servizi di assistenza telefonica al cliente/utente, esternalizzati dalle più importanti società pubbliche e private d’Italia. In questa azienda lavorano migliaia di persone che rispondono proprio a te!

 
Con la dura lotta dei lavoratori/trici precari di  Atesia e con la  pronuncia dell’Ispettorato del Lavoro del 23 Agosto 2006 era stata acquisita la stabilizzazione senza alcuna contropartita! Grazie al tempestivo intervento di Governo e del Sindacato venuti in soccorso dell’azienda (il cosiddetto processo di stabilizzazione), migliaia di persone sono state costrette a rinunciare ad un risarcimento firmando una liberatoria pur di ottenere un lavoro part-time a 550 euro al mese. In buona sostanza è stata fatta passare la regola che in questo Paese per lavorare a tempo indeterminato bisogna pagare!!!!

 
Chiusi i conti con la giustizia grazie alla sanatoria delle pendenze civili e penali (articolo di legge in Finanziaria 2007), il Gruppo Almaviva, la holding che controlla Atesia, ha annunciato con una lettera inviata alle Istituzioni e alle Org. Sindacali, di avere così gravi problemi economici da prospettare “una chiusura totale delle attività site su Roma”.

 
Sappiamo che le aziende hanno molti modi per fingere una crisi e tutto ciò sembra una farsa finalizzata a far sì che l’azienda, intascati i denari pubblici (e quelli dei dipendenti, attraverso obbligatorie conciliazioni), possa disfarsi degli stabilizzati e riutilizzare lavoratori/trici precari per accrescere i profitti. Questa manovra aziendale è solo l’ultima di una serie che i dipendenti di questa azienda hanno dovuto subire negli ultimi 5 anni: mobilità, cassa integrazione, chiusura di sedi e distacchi forzati.

 
Ma questo calvario senza fine sembra avere una spiegazione: il diffondersi di società che lavorano in outsourcing (nella maggior parte  gestiscono i call center di grandi aziende pubbliche e private), inizialmente create ad hoc per liberarsi di lavoratori/trici “troppo costosi”, è  in seguito diventata una strategia generale  per abbassare il costo del lavoro; in un’azienda che lavora su commesse temporanee sarà sempre più difficile ottenere salario e diritti perché ad ogni commessa in scadenza ci sarà sempre una crisi e, come scritto in un comunicato della triplice, si potrà affermare “…in tale contesto ogni investimento sulle professionalità, su una migliore organizzazione del lavoro, sul premio di risultato, non sarebbero più all’ordine del giorno…”.

 
Una grande responsabilità ricade su Cgil, Cisl e Uil che controfirmando di tutto hanno avallato questo processo di precarizzazione del lavoro, dalle prime esternalizzazioni Telecom alle ultime dei 270 dipendenti del call center Wind di Sesto S. Giovanni ceduti alla Omnia Network e dei 914 di Vodafone ceduti a Comdata, tutte società rigorosamente di outsourcing!!!

A questa situazione i lavoratori e le lavoratrici non possono che rispondere con la mobilitazione e con tutte le iniziative possibili affinché si possano ottenere salari dignitosi e la certezza del proprio posto di lavoro, per progettare la loro vita…a tempo indeterminato!

 
NO ALLA PRECARIETÀ A TEMPO INDETERMINATO!!!

COBAS ALMAVIVA C./ATESIA

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