Comunicato-stampa
…MA NON SONO RIUSCITI A TRUCCARE
La consultazione, promossa da Cgil-Cisl-Uil sul Protocollo del 23
luglio, risoltasi in uno scontato “trionfo” del sì viene esaltata come una
grande prova di democrazia, ma in realtà è una partita truccata, come tutta la “democrazia sindacale”, requisita dai tre
sindacati concertativi che ne hanno fatto
un loro monopolio, da sindacato di Stato, negando ogni spazio ai Cobas e
a tutte le strutture che non sono colluse con il padronato e i governi.
Niente regole certe e
verificabili, nessun controllo sulla certificazione per la stragrande
maggioranza di questa consultazione, gestita in proprio nelle sedi territoriali
di Cgil-Cisl-Uil, diventate luoghi di ammucchiate di scatole di cartone con le
schede sottratte a scuole e altri posti di lavoro subito dopo la votazione.
Non a caso in tutta la
categoria dei metalmeccanici dove si è potuto stabilizzare un minimo di
regolamentazione e trasparenza procedurale lì è esploso il NO: il risultato
nelle fabbriche Fiat è clamoroso, dall’80% al 90% di voti per il No. Ma le
punte dell’iceberg emergono anche in tantissime altre realtà produttive e in altre
categorie, dove il concentramento dei/delle lavoratori/trici e l’intervento
mirato della controinformazione, smontando facilmente la propaganda fraudolenta
di Cgil-Cisl-Uil, spalleggiata dalle forze della maggioranza governativa,
In quanto ai dati
forniti sui votanti, se per il Pubblico Impiego dicono essere circa il 7% dell’intera categoria e se per la scuola
non si supera il 3%; se in totale tutti insieme i comparti avrebbero visto il
voto di circa 800 mila lavoratori e lavoratrici (solo i metalmeccanici hanno
votato al 50%), legittima è la domanda; ma come diavolo si arriva a 5 milioni
di votanti?
Se questi sono i dati
sui luoghi di lavoro, è plausibile pensare che una fiumana di milioni di
pensionati/e e precari/e, ingannata da grottesche menzogne, abbia votato in
massa nelle sedi territoriali di Cgil-Cisl e Uil?
Ma questa gigantesca
sceneggiata non arresterà l’opposizione frontale al Protocollo, alla
Finanziaria, alla politica del governo Prodi, alle leggi-precarietà (30 e Treu)
che si manifesterà il 9 novembre con lo
sciopero generale e generalizzato convocato dai Cobas e da vari sindacati
alternativi, da moltissimi centri sociali, strutture del precariato,
studentesche e sociali, per chiedere anche la garanzia del lavoro e del reddito
e l’estensione dei diritti sociali a tutti/e.
Portando in piazza,
nei capoluoghi di regione, centinaia di migliaia di persone, chiederemo anche
la fine del monopolio Cgil-Cisl-Uil e la restituzione dei diritti sindacali a
tutti i/le lavoratori/trici e organizzazioni.
Roma, 11 ottobre 2007
Confederazione Cobas