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18 ottobre 2008 - La Stampa web

SCIOPERO - IL REPORTAGE
Non solo scuola: adesso in corteo torna la politica
«Il governo salva le banche e taglia il resto ma non pagheremo noi la vostra crisi». Berlusconi e Gelmini in testa nella classifica dello "sgradimento"
di ROBERTO GIOVANNINI

ROMA - «Non pagheremo noi la vostra crisi», dice la piazza dei giovani. Slogan contro il governo che «salva le banche e affonda la scuola». Striscioni che parlano di posti di lavoro da difendere, di solidarietà. Addirittura, manifesti che raffigurano il banchiere Unicredit Alessandro Profumo, preso a simbolo di un capitalismo rapace ma che frana fragorosamente. Erano tanti, tantissimi i giovani universitari e studenti medi a protestare ieri per le vie delle nostre città (incidentalmente, trasformandole in immani catini di traffico paralizzato). Quasi a «rubare» lo sciopero convocato da Cub, Cobas e Sdl, con la mega manifestazione della Capitale. E chi osservava non poteva fare a meno di ascoltare discorsi che da un bel po’ non si sentivano più: contro Berlusconi e la riforma Gelmini, ma tanti parlavano di crisi, di economia, di lavoro, di clima e riscaldamento del pianeta, di globalizzazione. Questioni che secondo gli addetti ai lavori non dovrebbero interessare né punto né poco ai nostri ragazzi, dopo le ubriacature degli Anni 70 e la successiva - drastica - «disintossicazione». Non tutti sono sorpresi di questo ritorno di fiamma per la politica e il sociale. Uno di questi è Giovanni De Mauro, direttore del settimanale Internazionale, che pubblica in traduzione gli articoli più interessanti della stampa mondiale. Molti degli abbonati alla rivista hanno meno di 25 anni, «e più in generale - spiega - constatiamo l’arrivo di una nuova generazione di ragazzi che seguono con passione e con grande preparazione i temi dell’economia e della politica globale». Passione e competenza, conclude De Mauro, che hanno un «genitore» ben preciso: Internet, il Web. «Una volta reperire informazioni era costoso e difficile, c’era soltanto la televisione - dice -, oggi sulla Rete un giovane trova tutto, in quantità e in qualità. E c’è spazio anche per i giornali, basta non trattare questi argomenti in modo pedante o didascalico». Ieri nelle vie di Roma era difficile non notare questi ragazzi «sapienti» e socialmente consapevoli, educati e tranquilli. La «solita» contrapposizione tra una gioventù protestataria perché borghese e garantita e una «silenziosa e operosa» gioventù proletaria? Questi sembrano schemi datati, che riportano a un’Italia di quarant’anni fa, molto più «semplice» da leggere rispetto a quella del 2008. Il corteo romano di ieri, imponente (al di là della solita guerra delle cifre), proponeva facce e storie personali molto difficili da incasellare: Chicca, 47 anni e due figlie, precaria («da sempre», dice) dell’Istituto Superiore di Sanità, tante letture e viaggi ma un bilancio familiare gestito al centesimo, è borghesia o proletariato? Michele, iscritto al primo anno di Economia a Roma Due Tor Vergata, figlio di un dipendente pubblico che guadagna 1750 euro al mese, è ricco o povero? Antonella, liceale di 16 anni alle prese con i suoi primi cortei, che della riforma Gelmini evidentemente sa ben poco ma è angosciatissima dalle emissioni di CO2, che pezzo di società è? E quelli dei call center? E gli ormai ben noti assistenti di volo Alitalia «stagionali»? E i dipendenti pubblici che quando sentono parlare del ministro Brunetta si trasformano in Linda Blair dinanzi all’Esorcista del film di Friedkin? Tutti, ma proprio tutti, «fannulloni»? Ah, la politica farà fatica a decifrare questa piazza fatta di tante tribù disparate, unite soprattutto dal disprezzo, dall’ostilità viscerale nei confronti di Silvio Berlusconi e del «berlusconismo». «Le battute che fa, le cose che dice, le facce che fa quando parla...», si contorce Maria, altra precaria di un ente pubblico di ricerca, trentacinque anni e «il manifesto» in bella vista; una pausa, e poi riattacca: «E la Prestigiacomo, e la Carfagna, e Brunetta, e Tremonti, e Sacconi, e i leghisti con le classi differenziate e i permessi di soggiorno a punti...». Il concetto si è capito. In piazza, nella classifica dello «sgradimento», primeggiano MariaStella Gelmini, Giulio Tremonti, e un Renato Brunetta spesso raffigurato in disegni e manifesti a mo’ di vampiro succhiasangue. Insomma, messaggio per Walter Veltroni: «Se il Pd è interessato a questi elettori - scandisce un altissimo vigile del fuoco con braccia molto muscolose - quello che deve fare lo sa. Dialogo? Guerra!». Cammina sfidando la pioggia battente Piero Bernocchi, leader dei Cobas della scuola, e non sembra molto convinto della possibilità che il Pd «recuperi» il popolo in piazza. E se vogliamo il tema nemmeno lo appassiona: «C’è una volontà di denuncia - afferma l’insegnante che fu leader degli universitari nel ’77 - di tutte le politiche economiche di questo governo che salva i banchieri e mette in discussione i posti di lavoro dei precari e i diritti di tutti». Anche Rifondazione si fa sentire e vedere, con tante bandiere. Ma l’impressione è che dopo la lunga stagione dello shock and awe causato dal trionfo elettorale di Berlusconi, le tribù del popolo di sinistra abbiano solo cominciato. «Siamo noi l'Italia - dicono gli slogan - non abbiamo più paura, non vogliamo più stare in silenzio. Lotteremo e vinceremo. Noi la crisi non la paghiamo». Quasi ad annunciare che, da adesso, ogni occasione sarà buona per mobilitarsi.


18 ottobre 2008 - L'Unità

Cortei, pioggia, sciopero dei trasporti
Le proteste e il maltempo hanno mandato in tilt il traffico per tutta la giornata

Uno sciopero generale dei sindacati di base di otto ore, un corteo e una giornata di pioggia. Seconda giornata di passione per i romani alle prese con file in centro per via della pioggia, dello sciopero dei mezzi e del corteo dei sindacati di base: Cobas, Rdb e Sdl. In 300mila, secondo gli organizzatori, hanno sfilato da piazza della Repubblica a piazza San Giovanni. In strada lavoratori dei settori scuola, sanità e trasporti. Allo sciopero hanno aderito il 33 % dei dipendenti Trambus ma le ripercussioni sul funzionamento dei mezzi pubblici, nella capitale, sono state pressoché irrilevanti: le metropolitane A e B e le ferrovie concesse hanno funzionato regolarmente, ma in centro il traffico è andato lo stesso in tilt, complice la pioggia, con ripercussioni fino al tardo pomeriggio. Presi d’assalto i taxi, file a porta Maggiore, in viale Trastevere e sui lungotevere all'altezza del ponte Palatino. Qui c'è stato anche un minicorteo non autorizzato: un gruppo di 2000 studenti universitari e medi con lo slogan "Noi la crisi non la paghiamo" si è staccato dalla sfilata dei sindacati di base per dirigersi sotto al Ministero della Pubblica Istruzione. Deviazione verso piazza Bocca della Verità, attraversamento del Ponte Palatino e sit-in sotto al ministero. Solo nel pomeriggio, in viale Trastevere, la circolazione è tornata scorrevole. Non è stato l’unico corteo non autorizzato: un gruppo di studenti si è infatti ritrovato in piazza Fiume per poi unirsi alla manifestazione in piazza della Repubblica. Il corteo dei sindacati di base è terminato regolarmente in piazza San Giovanni. Anche lì rallentamenti e traffico intenso.
Dove non è arrivato lo sciopero, è arrivata la pioggia. Sulla Roma-Lido a mezzogiorno un treno si è fermato tra le stazioni di Acilia e Ostia Antica in direzione del mare, per un fulmine che ha colpito il pantografo: rallentamenti su tutta la linea. Per il traffico in tilt in zona Porta Maggiore, invece, si sono fermati a ponte Casilino, impossibilitati a raggiungere il capolinea di via Giolitti, i treni della linea Roma-Giardinetti. E anche la metropolitana linea A è stata interrotta verso le 13 per un problema di alimentazione nel tratto compreso tra il capolinea di Battistini e la stazione Ottaviano. Tra le due fermate, è stato istituito da Trambus, un servizio di navette sostitutivo. Problemi anche nei collegamenti tra Acilia e Casal Bernocchi dove per via del maltempo, dall’ora di pranzo sono state deviate, per via del maltempo, le linee bus 03, 04, 04barrato, 08, 013, 016, 063 e 064. A Roma l’adesione allo sciopero dei trasporti, durato dalle 8.30 alle 16,30, è stata, secondo dati Trambus, del 33 %. Solo il 7 % dei lavoratori di Tevere Tpl, invece, ha aderito alla protesta.(g.s.)

Scuola 350mila no Gelmini: non capisco

Un fiume. Secondo gli organizzatori almeno 350mila persone sono sfilate a Roma contro la scuola del governo Berlusconi. In piazza c’erano insegnanti e universitari, bambini delle materne e genitori per lo sciopero generale indetto dai Cobas e da Rdb. Ma si è manifestato anche in altre città mentre proseguono le occupazioni delle scuole e degli atenei. Il ministro Gelmini ha confessato di non capire i motivi della protesta, mentre il Capo dello Stato ha dichiarato: «Ma non bisogna dire solo no e farsi prendere dalla paura». E intanto sei regioni faranno ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimità della riforma.


18 ottobre 2008 - La Repubblica

Scuola, la protesta riempie le piazze mezzo milione contro la Gelmini
In 350mila solo a Roma. Contestazione a sorpresa sotto il ministero Nella capitale la pioggia non ferma il corteo. Disagi in tutta Italia per lo stop dei trasporti
di MARINA CAVALLIERI

ROMA - Sotto un ombrellino zuppo color arcobaleno un bambino di otto anni grida serissimo e senza timidezze: «Giù le mani dalla scuola». È uno dei tanti baby-difensori dell´istruzione pubblica arrivato, con mamma e maestre al seguito, nel corteo che ieri ha attraversato la città. Il popolo della scuola è sceso in piazza, compatto come mai, incredibilmente unito. Sono trecentocinquantamila. Forse di più. Marciano indifferenti alla pioggia che scende fitta, legati dagli stessi bisogni più che dalle bandiere.
È un venerdì duro di protesta e lo sciopero nazionale indetto dai sindacati autonomi riunisce migliaia di persone ma non tutte con la stessa divisa. Partono puntuali da piazza della Repubblica, ma è un corteo senza sorrisi e senza folclore, «incazzato», non ci sono balli e canti a rallegrare, come non c´è la sinistra radicale e chic che a volte s´incontra. È un corteo pacifico che non intende però fare sconti. Ci sono gli operai di Pomigliano, i vigili del fuoco con la divisa, quelli con lo striscione «Ridateci il ministero della sanità» ma sono i rappresentanti della scuola i più numerosi. Sono qui contro «un attacco a tutto campo» e per arginare «una distrazione collettiva» che consente di mandare alla deriva la scuola pubblica. Sfilano oggi e minacciano di farlo ancora perché questa battaglia «si vince ora o si perde per sempre». Ed è qui, nelle strade dense di folla, che circola palpabile una preoccupazione profonda, si diffonde pericolosa una nuova paura.
Ecco una maestra di Monterotondo, si chiama Gigliola: «Stanno distruggendo la scuola, non è un problema di grembiulini, sono trent´anni che insegno, sono stata maestra unica ma lavorare con altri colleghi è stato solo bello e utile. Ora con questi tagli avremo classi sempre più numerose e sarà più difficile seguire i bambini». Ecco un gruppo di genitori con i figli che indossano una maglia «Gelmini non fa rima con bambini». «Non siamo cobas», dicono, «non facciamo politica attiva, andremo anche al corteo del 30 ottobre. Quello che accade oggi è una lenta deriva perché non è che le cose cambino tutte insieme, però un decreto oggi, uno domani, accadrà che un giorno ci si sveglierà con la scuola pubblica che non c´è più». Ecco una maestra, una mamma e un bidello, vengono dalla periferia romana: «Io solo sono cobas», dice l´insegnante, «una grande trasformazione è in atto: con la legge 133 si decide che l´orario sarà di 24 ore, si torna alla scuola del passato e sarà una scuola di élite. Con le classi sempre più affollate, andranno avanti solo quelli che hanno le famiglie dietro che li possono seguire ed aiutare».
Quando il corteo arriva a piazza San Giovanni la coda è ancora a piazza Esedra, gli organizzatori - Cobas e Rdb - gridano soddisfatti: «In questa piazza negli ultimi anni ridotta a spettacolo ci siamo ripresi lo sciopero». Lentamente arrivano tutti, è un popolo distante e incompatibile con il mondo dei Berlusconi, dei Tremonti, delle Gelmini: «Con i ricchi statalisti con i poveri liberisti», scandiscono. Un operaio di colore che viene dal Madagascar ripete: «Sono preoccupato, sono in Italia da 14 anni, i miei figli sono nati qui, a scuola vanno bene ma temo che i più piccoli incontreranno solo ostacoli, è un governo razzista».
«I numeri di questa protesta sono indubbiamente enormi», dice Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas della scuola. «Uno straordinario successo, ma è soprattutto una grande mobilitazione popolare perché le cifre dello sciopero sono superiori alle nostre forze. Quello che ha spinto tanta gente a venire è aver constatato come il governo quando vuole può intervenire. È stato così con l´Alitalia, con le banche, solo per la scuola non ci sono soldi».
Alla fine uno spezzone del corteo di soli studenti si dirige sotto il ministero di viale Trastevere dove rimarrà sorvegliato dalla polizia, controllato da elicotteri. Ma lo sciopero ha attraversato tutta l´Italia, cinquecentomila complessivamente i lavoratori che hanno manifestato, creando disagi nella sanità e soprattutto nei trasporti. Mentre in molti atenei, da Milano, a Genova, a Ferrara, sono continuate le mobilitazioni. È solo l´inizio, dicono.

Sciopero Cobas, si blocca il metrò
Protesta nelle scuole. Un tecnico di laboratorio s´incatena al cancello "Ha partecipato anche chi è iscritto a Cgil, Cisl e Uil" Ma nella sanità adesioni meno alte
di MILENA VERCELLINO

Torino - Un venerdì di disagi per il fermento ormai permanente del pubblico impiego. Mezzi pubblici diradati, metropolitana chiusa per tutta la mattinata, numerosi insegnanti con le braccia incrociate: Torino ha risposto con adesioni da record allo sciopero generale proclamato dai sindacati di base - Cobas, Cub e Sdl - per sanità, scuola, trasporti e pubblica amministrazione. La mobilitazione, dicono le tre sigle, ha arruolato anche diversi lavoratori non aderenti ad alcun sindacato. «Per quanto riguarda la scuola - afferma Pino Iaria, portavoce dei Cobas piemontesi - l´adesione è stata molto alta soprattutto per le elementari. Molte sono rimaste chiuse. Hanno scioperato anche molti insegnanti iscritti ai sindacati confederali». In piazza Castello si è invece tenuto in mattinata un presidio spontaneo contro la riforma Gelmini.
Stesso copione per i trasporti pubblici, dove Cobas, Cub e Sdl parlano di un´adesione al 70-80%, mentre per la Gtt la percentuale di autisti che hanno scioperato si ferma al 35%, cifra in ogni caso più alto di quella ufficialmente rappresentata in azienda. La metropolitana è stata fermata durante la mattinata per motivi di sicurezza, dovuti sia a problemi tecnici sia alla mancanza di personale. «La partecipazione è stata molto maggiore di quella che solitamente raccolgono i sindacati di base. Abbiamo dato voce al malessere di moltissime persone verso un potere d´acquisto sempre più basso e verso un precariato sempre più diffuso», dice Alessandro Pellegatti dei Cub dei trasporti. Alle fermate degli autobus le attese sono state più lunghe del solito ma non hanno certo avuto l´effetto di paralizzare la città: attese che hanno variato dai quindici a trenta minuti come ricordavano alcuni passeggeri alle fermate.
Ranghi un po´ meno compatti per lo sciopero nella sanità: «Da noi l´adesione non è stata elevata come negli altri settori, ma comunque molto superiore al solito. Ha aderito anche chi è insofferente all´immobilità di Cgil Cisl e Uil», dice Giuseppe Dell´Aera dei Cub della sanità.
Ma non finisce qui: il mondo della scuola mantiene infatti accesa la protesta. L´episodio più eclatante ieri davanti all´Istituto commerciale Luxemburg, dove Walter Cerrato, un assistente tecnico di laboratorio, si è incatenato al cancello della scuola con un cartello in cui attaccava i ministri Gelmini e Brunetta. «È una forma di protesta democratica - ha detto - per far sentire il malcontento che circola nel mondo della scuola». Intanto il calendario di iniziative si infittisce sempre più. Da lunedì riprenderanno sotto la Mole le lezioni universitarie all´aperto, mentre per martedì l´Assemblea No Gelmini sta organizzando una notte bianca di mobilitazione a Palazzo Nuovo, che si snoderà attraverso un aperitivo, concerti e dj set fino all´alba. Mercoledì il cortile del rettorato ospiterà un´assemblea di studenti, docenti e amministrativi, mentre per il 28 ottobre è previsto un presidio davanti all´Unione industriale: sarà il caustico benvenuto alla Gelmini in visita sotto la Mole.

Atenei, protesta in piazza il corteo blocca il lungotevere
Sapienza, lo slogan degli studenti "indiani": "Augh" I collettivi della Sapienza: le facoltà occupate saranno "liberate" nel weekend
di LAURA MARI

Roma - Hanno superato la pioggia e la stanchezza. E quando sono arrivati, di corsa e sudati, davanti al ministero dell´Istruzione, in diecimila hanno gridato vittoria. Non con le braccia al cielo o con i cori da stadio. Ma con un urlo semplice e da fumetto: «Augh-Augh-Augh». Un mantra che da mesi guida ogni rivolta dei collettivi studenteschi, a partire dalle mobilitazioni contro la partecipazione di papa Ratzinger all´inaugurazione dell´anno accademico dell´università La Sapienza, fino ad arrivare alla manifestazione di ieri, un corteo a cui hanno partecipato oltre diecimila studenti universitari e liceali provenienti da ogni parte d´Italia.
«Oggi (ieri ndr) segneremo l´inizio dell´Anno Zero, di una nuova epoca dove i giovani non hanno più paura di esprimersi e anzi, lo fanno con gioia, senza cercare scontri e violenze» urla dal megafono Stefano Zarlenga mentre guida il corteo di circa 700 universitari di Roma e d´Italia in partenza ieri mattina, sotto il diluvio, da piazzale Aldo Moro, davanti ai cancelli della Sapienza. Destinazione: piazza della Repubblica, per prendere parte alla manifestazione nazionale dei sindacati Cub, Cobas e Sdl. Ma non appena lo spezzone degli universitari inizia a crescere di numero, anche grazie all´arrivo di migliaia di liceali delle scuole della capitale (tra cui il Mamiani occupato), un´idea balena tra gli studenti. «Stacchiamoci dal corteo e andiamo a protestare sotto il ministero dell´Istruzione» bisbigliano come cospiratori i diecimila anti-Gelmini. E pian piano il mormorio si fa sempre più consistente, diventa un urlo quando il corteo attraversa via Merulana e, all´altezza dell´incrocio con via Labicana, devia e si stacca dalla manifestazione nazionale. In pochi secondi dallo spezzone studentesco, guidato dagli studenti della Sapienza, scompaiono le bandiere dei sindacati e dei politici.
Il traffico va in tilt e loro, i diecimila studenti, proseguono verso il ministero dell´Istruzione preceduti da un esiguo cordone di qualche decina di carabinieri. Poi gli studenti fanno una mossa a sorpresa che spiazza completamente le forze dell´ordine. Superato il Circo Massimo, di corsa si spostano sul lungotevere, paralizzano la città, invadono come un fiume in piena ponte Palatino e poi si riversano, tra spintoni con le forze dell´ordine e qualche (non più di tre) casco in testa, su viale Trastevere. «È un grande giorno - commenta Francesco Raparelli - abbiamo dimostrato che si può protestare con gioia, a senza scontri e violenze».
Viale Trastevere è completamente invaso da migliaia di universitari e liceali. Si alza il coro, unico e potente: «Gelmini stiamo arrivando». Poi, davanti al ministero dell´Istruzione e alle forze dell´ordine in assetto anti-sommossa, la festa. I collettivi della Sapienza annunciano che le facoltà occupate saranno "liberate" nel weekend e il dipartimento di Fisica precisa che, nonostante docenti e ricercatori abbiano ritirato la propria disponibilità a ricoprire gli incarichi didattici non dovuti per legge, non sarà sospesa la didattica. «Ma la protesta non si ferma» promettono gli studenti. Andrà avanti al grido di «Augh-Augh-Augh». Dopo la Pantera, arrivano gli Indiani.


18 ottobre 2008 - Italia Oggi

Disagi per gli scioperi e i cortei indetti da Cub, Cobas e Sdl. In piazza anche sanità e scuola
Trasporti, grandi città in tilt
Secondo i sindacati di base l'adesione è stata enorme

Sono state soprattutto le grandi città a risentire della giornata di scioperi indetti dai sindacati di base nei settori trasporti, soprattutto locali, scuola, sanità e pubblica amministrazione, con manifestazioni a Roma (corteo da piazza della Repubblica a piazza San Giovanni in Laterano) e Milano. Le rivendicazioni interessano, tra l'altro, l'adeguamento di salari e pensioni e le riduzioni dei prezzi. Secondo Cub, Cobas e Sdl l'adesione allo sciopero è stata «enorme». Se è vero, infatti, che l'astensione dal lavoro non ha avuto ripercussioni rilevanti sul traffico aereo e sulla circolazione di treni a media e lunga percorrenza (i treni locali delle fasce orarie a maggiore mobilità pendolare non sono stati interessati dal blocco e solo in ambito regionale, soprattutto nel nord, alcuni convogli hanno subito limitazioni di percorso o cancellazioni), è altrettanto vero che nei grandi centri urbani, i sindacati autonomi raccolgono forti consensi nel trasporto pubblico locale. Così, pur avendo cercato di correre ai ripari (il Campidoglio ha disposto la disattivazione delle Zone a traffico limitato diurne del centro e di Trastevere, in concomitanza appunto con lo sciopero del trasporto pubblico, dalle 8,30 alle 16,30, e anche a Milano l'amministrazione comunale ha sospeso l'Ecopass, autorizzando la liberalizzazione dei turni di servizio taxi, solo per il carico in città, dalle 18 alle 24), diversi sono stati i disagi. Nel capoluogo lombardo ci sono stati tre punti di raduno dei manifestanti: due in Largo Cairoli e uno in piazza Missori, dove si è concentrata la protesta contro la riforma Gelmini con un corteo che è arrivato fino a via Ripamonti, sede del provveditorato. Gli utenti dei mezzi pubblici hanno dovuto fare i conti non solo con lo stop di tram e bus (dalle 8,45 alle 15 e dalle 18 al termine del servizio) e delle tre linee metropolitane (dalle 18 al termine del servizio), ma appunto anche con i tre cortei, che hanno reso la situazione «caotica», a detta della polizia municipale. E a causa dei quali sono state deviate 19 linee di superficie che transitano per il centro. Tuttavia l'Atm, l'azienda di trasporti, ha sostenuto che ha circolato il 68% dei mezzi. A Roma, sono stati «più di 350 mila» i manifestanti che, sfilando sotto la pioggia, hanno preso parte al corteo organizzato da Cobas, Cub e Sdl soprattutto contro precariato e tagli nella scuola. Mentre sul fronte trasporti pubblici, i mezzi hanno viaggiato a singhiozzo, anche se Trambus Spa, che a Roma gestisce tutte le linee di tram e la maggior parte delle linee di bus, ha reso noto che, alle 10,30, il dato sull'adesione allo sciopero era del 33% (l'astensione è finita alle 16,30). Atac intanto ha ricordato che il servizio di metro è stato regolare. A metà giornata, all'aeroporto di Fiumicino, è stato registrato qualche disagio, a causa di una decina di cancellazioni di voli Alitalia e di alcuni ritardi (mezz'ora di media) dei voli di altre compagnie. A Torino, dove lo sciopero ha interessato le fasce orarie dalle 9-12 e 15 fine servizio, metropolitana bloccata e, secondo le organizzazioni che hanno indetto la protesta, adesione superiore al 70-80% tra gli autisti di bus e tram. All'opposto la Gtt, azienda torinese di trasporti, ha riferito che la partecipazione è stata intorno al 35%. Giornata nera anche per i veneziani: lunghe code non solo per salire su un taxi ma addirittura per accedere alle gondole, che in molti, turisti e non, hanno utilizzato come mezzo pubblico. Traffico in tilt anche a Palermo, con ingorghi e auto in coda. All'aeroporto Marconi di Bologna 24 voli, nazionali e internazionali, sono stati cancellati. Non ci sono stati grossi problemi, invece, a Napoli: pochi mezzi rientrati nei depositi, nessuna ressa alle fermate, situazione tranquilla nelle stazioni di metropolitana, funicolare e circumvesuviana. Per l'Anm, azienda napoletana mobilità, l'adesione è stata di poco superiore all'11%. A subire conseguenze della mobilitazione solo la circolazione dei treni della Sepsa, i cui addetti sono impegnati in una vertenza aziendale.


18 ottobre 2008 - Liberazione

Scuola e università. Studenti e insegnanti. Mezzo milione a Roma, Milano, Genova, Palermo contro riforma e tagli alla ricerca. Nella capitale il corteo dei sindacati di base. In tantissimi per dire no alle politiche del governo. Brunetta e Gelmini sotto accusa
Torna la lotta. Benvenuta!

Una marea a Roma, alla manifestazione nazionale. Fiumi di gente in corteo anche in molte altre città. E un'astensione dal lavoro davvero diffusa. Per lo sciopero generale indetto dal sindacalismo confederale di base, ieri, interi settori si sono fermati. A partire da quelli della scuola, in tutti i gradi, e dell'università come della ricerca. La folla affuita nella capitale è superiore a qualsiasi altra in occasione d'uno sciopero non indetto da Cgil Cisl Uil. Gli organizzatori - anzitutto Cobas e Cub Rdb - hanno potuto tranquillamente azzardare la cifra di mezzo milione. Cui si aggiungono i centomila di Milano e le decine di migliaia tra Palermo e le altre piazze. Protagonista assoluto il mondo della formazione: non da soli, stavolta, ma con altri segmenti del lavoro e del conflitto si sono presi la giornata bimbi adolescenti e giovani, allievi e studenti insieme a maestre e maestri, insegnanti, docenti, ricercatrici e ricercatori. Soprattutto, precarie e precari. Ben prima dello sciopero confederale della scuola; e ben al di là del generico "salviamo l'italia" del 25 prossimo del Pd. Con ben altro significato, comunque: perché si è trattato d'un evento "di società", con parole d'ordine radicali gettate in faccia al governo berlusconiano e padronale della crisi in atto. Senza alcuna egemonia di partiti, né di bandiere. Il ministro Tremonti è rimasto zitto. La collega Gelmini invece no, ma per dire: «Non li capisco». E anche il presidente Napolitano ha sprecato un'occasione, affermando, sulla scuola, che «non si possono dire solo dei no».

Grande partecipazione allo sciopero generale indetto da Cobas, Cub e SdL. «Giornata straordinaria, il governo ne prenda atto»
A Roma la carica dei 500mila. E' iniziato l'autunno caldo

Milano, Firenze, Torino, Palermo, Cagliari, Venezia e Pisa. Mezza Italia si è mobilitata contro la riforma del ministro Gelmini. Nel capoluogo lombardo insegnanti e genitori della "Rete Scuole" hanno atteso il lungo corteo degli studenti in corso di Porta Romana. Accolti con un lungo applauso, i giovani hanno salutato l'altra parte della manifestazione: «Ragazzi salutate i nostri professori e tutti insieme combattiamo il decreto Gelmini». Il lungo corteo è arrivato davanti al Provveditorato agli Studi in via Ripamonti. Alla manifestazione hanno partecipato trentamila persone. Singolare la protesta degli studenti del dipartimento di Matematica dell'università di Firenze i quali hanno trascorso alcune ore nel pomeriggio a chiedere simbolicamente l'elemosina agli automobilisti fermi davanti ai semafori vicini alla loro facoltà. Un gesto provocatorio, hanno spiegato, per dimostrare come si possono finanziare gli atenei italiani. Sempre a Milano , è riapparso "San Precario": «Di primo mattino, lo abbiamo visto davanti all'Ambulatorio Medico Popolare di Via Transiti (T28) in attesa dell'ufficiale giudiziario che ha pensato bene di rinviare lo sgombero al 25 novembre. Verso le 9.30, lo abbiamo visto di fronte a Omnia, il call-center a cui Wind ha esternalizzato 275 lavoratrici. Improvvisamente, cogliendo di sorpresa le forze dell'ordine impegnate a seguire le manifestazioni di questa giornata intensa ed emozionante, il Santo ha fatto il suo burrascoso ingresso alla borsa di Milano, in Piazza Affari, cuore simbolico del capitalismo contemporaneo, dove il livello di sfruttamento dell'essere umano sull'essere umano trova la sua illusoria misura». A Bologna è invece andato in scena un «pellegrinaggio anti-Gelmini» degli studenti delle medie superiori. In piazza Maggiore si sono inoltre tenute lezioni di greco a cielo aperto, per gli studenti del liceo classico Minghetti. Il tutto prima di un sit-in di protesta promosso da studenti universitari e delle scuole superiori con la partecipazione di ragazzi delle medie e di alcune scuole elementari. In Calabria si è costituita un'Assemblea permanente che ha occupato l'aula 8 della facoltà di Lettere e Filosofia e si è formato il Comitato Unical per opporsi alla legge 133/08, con estensione dello stato di assemblea permanente in tutte le altre facoltà. A Napoli gli studenti delle scuole superiori si sono ritrovati in piazza del Gesù. A Palermo si è svolta una assemblea d'ateneo a cui hanno partecipato docenti e ricercatori. Poi Genova , dove hanno sfilato migliaia di persone con in testa bambini delle elementari e delle materne, seguiti da studenti, docenti e precari delle scuole e dell'università. A Torino è stata inoltre annunciata una "notte bianca all'università" per dire no alla riforma del ministro Mariastella Gelmini. La vera novità è però una due giorni di mobilitazione a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche che martedì notte rimarrà aperta fino al mattino con aperitivi, animazione, concerti e con ospiti a sorpresa.(D.V.)

«A Berlusco', beccate 'sto sondaggio»...

Roma - «A Berlusco', beccate 'sto sondaggio», grida un manifestante in via Cavour. Basta dare un'occhiata ai numeri, per capire che ha ragione da vendere. C'erano cinquecentomila persone in piazza ieri a Roma. Giunte da tutta Italia per manifestare contro il governo e la Confindustria, nel giorno dello sciopero generale proclamato dai sindacati di base Cub, Confederazione Cobas e SdL Intercategoriale. Oltre due milioni i lavoratori del settore pubblico e privato che hanno incrociato le braccia, provocando la chiusura delle scuole e forti disagi nella sanità e nei trasporti. Una protesta sindacale, certo, ma anche politica. Se sommiamo idealmente - non certo matematicamente - tutti quelli che hanno manifestato ieri ai trecentomila in corteo lo scorso 11 ottobre con la sinistra, allora si può tranquillamente affermare che l'opposizione alle politiche della destra è più forte nel Paese di quello che si vede in Parlamento. Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, cammina dietro lo striscione sindacale unitario che apre il corteo, accanto ai leader di Cub, Cobas e SdL. Il suo sorriso esprime una evidente soddisfazione: «E' la conferma di quanto avevo dichiarato sabato scorso: la ritirata è finita. Dopo i primi mesi di sbandamento a seguito della vittoria di Berlusconi è partita - insiste Ferrero - la controffensiva, di cui questa manifestazione è un pezzo». E le rivendicazioni dei sindacati di base? «Assolutamente condivisibili», risponde senza esitazione il segretario del Prc, il quale però non risparmia una stoccata al nostro giornale: «Mi dispiace che Liberazione , invece di mettere in prima pagina il pezzo che salutava questa manifestazione, continui - sottolinea Ferrero - con il dibattito interno a Rifondazione e non colga la novità sociale di quanto sta avvenendo». Il riferimento è all'articolo "Caro Prc, andiamo oltre..." a firma del direttore Piero Sansonetti. Per Cub, Cobas e SdL Intercategoriale si tratta di una scommessa vinta oltre le più rosee aspettative, da quando hanno deciso di unire le forze dando vita a un patto di consultazione permanente. L'avevano detto: «Sarà lo sciopero generale più partecipato di tutta la storia del sindacalismo antagonista e la manifestazione più grande da noi organizzata». E così è stato. Una marea di persone è sfilata da piazza della Repubblica a piazza San Giovanni, malgrado una pioggia fastidiosa che ha accompagnato l'intero corteo. «Nelle scuole delle principali città - fa sapere Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas - si è arrivati a punte di 60-70% di adesione allo sciopero, con la metà delle scuole chiuse, ma anche con ottimi risultati nel Pubblico Impiego, nei Trasporti e in molti settori privati». La sostanza, conclude Bernocchi, è che «tutta la scuola pubblica boccia la politica scolastica del governo, con il più grosso sciopero della scuola mai realizzato, a cui hanno partecipato anche iscritti di altri sindacati dimostrando che questo è il vero sciopero unitario». Per Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale Cub, «lo straordinario risultato» della mobilitazione «dimostra che i lavoratori scelgono di non subire ma di essere protagonisti della propria lotta e che la nostra piattaforma è largamente condivisa». Un «sondaggio in carne e ossa» dal quale «il governo deve trarre la conclusione - dice Leonardi - che è necessario aprire la relazione con una consistente parte della società italiana che non delega più la propria rappresentanza a Cgil Cisl Uil». Anche Fabrizio Tomaselli, di SdL Intercategoriale, parla di «sciopero riuscito» che «dimostra l'estremo disagio dei lavoratori ma anche la loro voglia di lottare». Mentre quella di ieri a Roma è stata «una manifestazione che ha gridato 500mila "NO" alle politiche del governo e del sindacato confederale. Da oggi - conclude Tomaselli - SdL Cub e Cobas hanno più responsabilità ma anche più forza». Grande protagonista della giornata è stato, come previsto, il popolo della scuola: insegnanti, amministrativi, genitori e studenti imbufaliti per i tagli della "riforma" Gelmini-Tremonti. Tanti i genitori con i bimbi in carrozzina, a rivendicare un futuro con servizi pubblici garantiti e senza precarietà. «Reintrodurre il maestro unico significa tornare indietro di 50 anni. Non si può avere un motivazione di tipo economico per cambiare la scuola», dice Milena di Roma, madre di un bambino di 8 anni. La ministra Gelmini però non ci sta e accusa chi protesta di strumentalizzare i bambini. Maurizio, «genitore arrabbiato», scuote la testa: «Dobbiamo abituarli fin da piccoli a non a farsi imporre le cose. E' questa l'educazione che voglio dare ai miei figli, almeno finché sarò libero di farlo». Tiziana ci viene incontro con in mano delle teste di cartapesta: «Sono quelle degli insegnanti precari che la Gelmini vuole tagliare», spiega. La politica del governo sulla scuola colpisce anche i disabili. Domenico viene da Napoli: «Sono padre di un bambino affetto da un disturbo autistico - racconta - mio figlio avrebbe diritto a 25 ore settimanali con un insegnante di sostegno, quest'anno ne hanno tolte 5, l'anno prossimo probabilmente ne avrò solo 7 in una settimana». E il bilancio pubblico? Alcuni striscioni indicano altri modi per risparmiare: ad esempio, riducendo le spese militari; oppure, facendo una seria lotta all'evasione fiscale. «Ma quali fannulloni - sbotta Antonio, dipendente del Comune di Bologna - è solo propaganda per smantellare la pubblica amministrazione». Però Brunetta sostiene che intanto le assenze per malattia sono drasticamente calate... «Dati parziali, poco significativi. Del resto, lo ha ammesso lui stesso», replica il lavoratore. I Vigili del Fuoco portano una barella sulla quale c'è un manichino a cui viene succhiato il sangue dal ministro Brunetta. «Manifestiamo contro la militarizzazione del vigili del fuoco - dice Ciro, da Bologna - chiediamo più uomini e più mezzi per assicurare un buon servizio ai cittadini, oggi riusciamo a portare avanti il nostro lavoro grazie ai precari». I precari della Sanità sono arrivati in piazza San Giovanni a bordo di un'ambulanza a sirene spiegate. Luca viene da Cagliari, è ricercatore precario da otto anni: «Sono biologo, il nostro istituto si occupa di genetica, malattie rare, monogeniche e multifattoriali. Con la legge 133 - afferma - si vuole eliminare la precarietà cancellando i precari». Lotta alla precarietà ma anche ai bassi salari. Dopo ventuno anni di fabbrica Vittorio, operaio Fiat presso le Carrozzerie di Mirafiori, guadagna in media 1300 euro al mese: «Sindacati confederali e Confindustria vogliono affossare il contratto nazionale, la Cgil si è presa un po' di tempo ma sicuramente alla fine firmerà», afferma convinto.

hanno deciso di fare ricorso alla Corte costituzionale per illegittimità della riforma.


18 ottobre 2008 - Il Tempo

I sindacati lavorano alla manifestazione del 30 ottobre
Cortei «anti riforma» in tutta Italia: classi vuote, prof e studenti in piazza
Tra il mondo della scuola e il ministro Gelmini la discordia sembra regnare sovrana. Lavoratori e studenti sono scesi in piazza per contestare gli interventi del Governo in materia di istruzione. Sit-in e cortei in tutta Italia: a Milano c'è stato il «No Gelmini day», un lungo corteo

300.000 secondo gli organizzatori, un terzo per la questura - ha raggiunto il provveditorato; a Genova anche qui corteo, bambini in testa, di studenti e prof precari; a Napoli in piazza insieme liceali e universitari; a Bologna in 300 hanno fatto 10 km a piedi, una sorta di pellegrinaggio anti-Gelmini.
E naturalmente con lo sciopero proclamato dal sindacalismo di base, contro le politiche del Governo anche in materia di istruzione. «Uno sciopero riuscitissimo: più della metà delle scuole sono rimaste chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all'800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro un'idea di distruzione di un'istituzione fondante del paese» ha commentato con soddisfazione il leader dei Cobas che insieme a Rdb e Sdl ha indetto la mobilitazione.
A Roma la manifestazione, partita sotto una fitta pioggia, è stata aperta dallo striscione «Tremonti e Gelmini distruttori della scuola». Mezzo milione di persone, secondo la Cub, hanno sfilato per le vie della città. Ora si aspetta il 30 ottobre: altra mobilitazione - stavolta monotematica - organizzata dai sindacati della scuola di Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals.(Gia.Ron.)


18 ottobre 2008 - Il Messaggero

ROMA. Mezzi pubblici fermi per lo sciopero...

ROMA - Mezzi pubblici fermi per lo sciopero, cortei anti-Gelmini e pioggia. Un mix micidiale che ha mandato in tilt un po’ tutti i centri urbani a partire da Roma e Milano.
Le grandi città hanno risentito pesantemente delle proteste organizzate dai sindacati di base, che oggi hanno proclamato una giornata di fermo generale che ha coinvolto trasporti, sanità, scuola, servizi pubblici. Obiettivo: chiedere al governo di adeguare salari e pensioni, di ridurre i prezzi, di abrogare il decreto Gelmini, di tutelare sanità e stato sociale. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, le adesioni sono arrivate a 2 milioni in tutta Italia. Ma le ripercussioni sono state pesanti.Per Roma è stato un venerdì di passione. Le vie della capitale, già penalizzate dai mezzi pubblici che viaggiavano a singhiozzo, sono state attraversate da un lungo corteo partito da piazza della Repubblica, a cui hanno preso parte circa 500mila persone, secondo gli organizzatori. Leit motiv, gli slogan contro Brunetta e la Gelmini. Con i lavoratori aderenti a Rdb, Cobas e Sdl, infatti, hanno sfilato studenti e universitari, che ad un certo punto si sono staccati per convergere verso il ministero dell'Istruzione, mentre il resto dei manifestanti si è diretto in piazza San Giovanni.Il traffico è rimasto paralizzato. La pioggia battente, ininterrotta per tutta la mattinata, ha fatto il resto. Problemi anche per molti genitori di figli minorenni, che, con le scuole in sciopero (adesioni fino al 70% secondo i Cobas), sono stati costretti a recarsi di persona negli istituti per autorizzare i ragazzi a tornare a casa, "missione di recupero" che, in molti casi, è costata lunghe attese in fila.
Giornata difficile anche a Milano e Torino. Nel capoluogo lombardo, anche se a detta dell'Atm il 68% dei mezzi pubblici era in servizio, la situazione è stata comunque caotica. Già dalle 9, circa 8 tram su 10 hanno imboccato la via del deposito.
Ben tre i cortei che hanno interessato la città. A Torino è stata bloccata la metropolitana. Secondo i sindacati, l'adesione allo sciopero ha superato il 70-80% tra gli autisti di bus e tram. Per l'azienda torinese di trasporti Gtt si è fermata al 35%. Sta di fatto che la metro è stata fermata per motivi di sicurezza, dovuti sia a problemi tecnici sia alla mancanza di personale. Traffico in tilt anche a Palermo, con ingorghi e auto in coda.
All'aeroporto Marconi di Bologna 24 voli, nazionali ed internazionali, sono stati cancellati. A Venezia si sono fermati i vaporetti: ci hanno pensato le gondole, in accordo col Comune, a traghettare a modico prezzo residenti e turisti lungo i due lati del Canal Grande.(S.I.)








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