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18 ottobre 2008 - La Stampa web SCIOPERO - IL REPORTAGE ROMA
- «Non pagheremo noi la vostra crisi», dice la piazza dei giovani. Slogan
contro il governo che «salva le banche e affonda la scuola». Striscioni che
parlano di posti di lavoro da difendere, di solidarietà. Addirittura, manifesti
che raffigurano il banchiere Unicredit Alessandro Profumo, preso a simbolo di
un capitalismo rapace ma che frana fragorosamente. Erano tanti, tantissimi i
giovani universitari e studenti medi a protestare ieri per le vie delle nostre
città (incidentalmente, trasformandole in immani catini di traffico
paralizzato). Quasi a «rubare» lo sciopero convocato da Cub, Cobas e Sdl, con
la mega manifestazione della Capitale. E chi osservava non poteva fare a meno
di ascoltare discorsi che da un bel po’ non si sentivano più: contro Berlusconi
e la riforma Gelmini, ma tanti parlavano di crisi, di economia, di lavoro, di
clima e riscaldamento del pianeta, di globalizzazione. Questioni che secondo
gli addetti ai lavori non dovrebbero interessare né punto né poco ai nostri
ragazzi, dopo le ubriacature degli Anni 70 e la successiva - drastica -
«disintossicazione». Non tutti sono sorpresi di questo ritorno di fiamma per la
politica e il sociale. Uno di questi è Giovanni De Mauro, direttore del
settimanale Internazionale, che pubblica in traduzione gli articoli più
interessanti della stampa mondiale. Molti degli abbonati alla rivista hanno
meno di 25 anni, «e più in generale - spiega - constatiamo l’arrivo di una
nuova generazione di ragazzi che seguono con passione e con grande preparazione
i temi dell’economia e della politica globale». Passione e competenza, conclude
De Mauro, che hanno un «genitore» ben preciso: Internet, il Web. «Una volta reperire
informazioni era costoso e difficile, c’era soltanto la televisione - dice -,
oggi sulla Rete un giovane trova tutto, in quantità e in qualità. E c’è spazio
anche per i giornali, basta non trattare questi argomenti in modo pedante o
didascalico». Ieri nelle vie di Roma era difficile non notare questi ragazzi
«sapienti» e socialmente consapevoli, educati e tranquilli. La «solita»
contrapposizione tra una gioventù protestataria perché borghese e garantita e
una «silenziosa e operosa» gioventù proletaria? Questi sembrano schemi datati,
che riportano a un’Italia di quarant’anni fa, molto più «semplice» da leggere
rispetto a quella del 2008. Il corteo romano di ieri, imponente (al di là della
solita guerra delle cifre), proponeva facce e storie personali molto difficili
da incasellare: Chicca, 47 anni e due figlie, precaria («da sempre», dice)
dell’Istituto Superiore di Sanità, tante letture e viaggi ma un bilancio
familiare gestito al centesimo, è borghesia o proletariato? Michele, iscritto
al primo anno di Economia a Roma Due Tor Vergata, figlio di un dipendente
pubblico che guadagna 1750 euro al mese, è ricco o povero? Antonella, liceale
di 16 anni alle prese con i suoi primi cortei, che della riforma Gelmini
evidentemente sa ben poco ma è angosciatissima dalle emissioni di CO2, che
pezzo di società è? E quelli dei call center? E gli ormai ben noti assistenti
di volo Alitalia «stagionali»? E i dipendenti pubblici che quando sentono
parlare del ministro Brunetta si trasformano in Linda Blair dinanzi all’Esorcista
del film di Friedkin? Tutti, ma proprio tutti, «fannulloni»? Ah, la politica
farà fatica a decifrare questa piazza fatta di tante tribù disparate, unite
soprattutto dal disprezzo, dall’ostilità viscerale nei confronti di Silvio
Berlusconi e del «berlusconismo». «Le battute che fa, le cose che dice, le
facce che fa quando parla...», si contorce Maria, altra precaria di un ente
pubblico di ricerca, trentacinque anni e «il manifesto» in bella vista; una
pausa, e poi riattacca: «E la Prestigiacomo, e la Carfagna, e Brunetta, e
Tremonti, e Sacconi, e i leghisti con le classi differenziate e i permessi di
soggiorno a punti...». Il concetto si è capito. In piazza, nella classifica
dello «sgradimento», primeggiano MariaStella Gelmini, Giulio Tremonti, e un Renato
Brunetta spesso raffigurato in disegni e manifesti a mo’ di vampiro
succhiasangue. Insomma, messaggio per Walter Veltroni: «Se il Pd è interessato
a questi elettori - scandisce un altissimo vigile del fuoco con braccia molto
muscolose - quello che deve fare lo sa. Dialogo? Guerra!». Cammina sfidando la
pioggia battente Piero Bernocchi, leader dei Cobas della scuola, e non sembra
molto convinto della possibilità che il Pd «recuperi» il popolo in piazza. E se
vogliamo il tema nemmeno lo appassiona: «C’è una volontà di denuncia - afferma
l’insegnante che fu leader degli universitari nel ’77 - di tutte le politiche
economiche di questo governo che salva i banchieri e mette in discussione i
posti di lavoro dei precari e i diritti di tutti». Anche Rifondazione si fa
sentire e vedere, con tante bandiere. Ma l’impressione è che dopo la lunga
stagione dello shock and awe causato dal trionfo elettorale di Berlusconi, le
tribù del popolo di sinistra abbiano solo cominciato. «Siamo noi l'Italia -
dicono gli slogan - non abbiamo più paura, non vogliamo più stare in silenzio.
Lotteremo e vinceremo. Noi la crisi non la paghiamo». Quasi ad annunciare che,
da adesso, ogni occasione sarà buona per mobilitarsi. 18 ottobre 2008 - L'Unità Cortei, pioggia, sciopero dei trasporti Uno
sciopero generale dei sindacati di base di otto ore, un corteo e una giornata
di pioggia. Seconda giornata di passione per i romani alle prese con file in
centro per via della pioggia, dello sciopero dei mezzi e del corteo dei
sindacati di base: Cobas, Rdb e Sdl. In 300mila, secondo gli organizzatori,
hanno sfilato da piazza della Repubblica a piazza San Giovanni. In strada
lavoratori dei settori scuola, sanità e trasporti. Allo sciopero hanno aderito
il 33 % dei dipendenti Trambus ma le ripercussioni sul funzionamento dei mezzi
pubblici, nella capitale, sono state pressoché irrilevanti: le metropolitane A
e B e le ferrovie concesse hanno funzionato regolarmente, ma in centro il
traffico è andato lo stesso in tilt, complice la pioggia, con ripercussioni
fino al tardo pomeriggio. Presi d’assalto i taxi, file a porta Maggiore, in
viale Trastevere e sui lungotevere all'altezza del ponte Palatino. Qui c'è
stato anche un minicorteo non autorizzato: un gruppo di 2000 studenti
universitari e medi con lo slogan "Noi la crisi non la paghiamo" si è
staccato dalla sfilata dei sindacati di base per dirigersi sotto al Ministero
della Pubblica Istruzione. Deviazione verso piazza Bocca della Verità,
attraversamento del Ponte Palatino e sit-in sotto al ministero. Solo nel
pomeriggio, in viale Trastevere, la circolazione è tornata scorrevole. Non è
stato l’unico corteo non autorizzato: un gruppo di studenti si è infatti
ritrovato in piazza Fiume per poi unirsi alla manifestazione in piazza della
Repubblica. Il corteo dei sindacati di base è terminato regolarmente in piazza
San Giovanni. Anche lì rallentamenti e traffico intenso. Scuola 350mila no Gelmini: non capisco Un
fiume. Secondo gli organizzatori almeno 350mila persone sono sfilate a Roma
contro la scuola del governo Berlusconi. In piazza c’erano insegnanti e
universitari, bambini delle materne e genitori per lo sciopero generale indetto
dai Cobas e da Rdb. Ma si è manifestato anche in altre città mentre proseguono
le occupazioni delle scuole e degli atenei. Il ministro Gelmini ha confessato
di non capire i motivi della protesta, mentre il Capo dello Stato ha
dichiarato: «Ma non bisogna dire solo no e farsi prendere dalla paura». E
intanto sei regioni faranno ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimità
della riforma. 18 ottobre 2008 - La Repubblica Scuola, la protesta riempie le piazze mezzo milione contro
la Gelmini ROMA
- Sotto un ombrellino zuppo color arcobaleno un bambino di otto anni grida
serissimo e senza timidezze: «Giù le mani dalla scuola». È uno dei tanti
baby-difensori dell´istruzione pubblica arrivato, con mamma e maestre al
seguito, nel corteo che ieri ha attraversato la città. Il popolo della scuola è
sceso in piazza, compatto come mai, incredibilmente unito. Sono
trecentocinquantamila. Forse di più. Marciano indifferenti alla pioggia che
scende fitta, legati dagli stessi bisogni più che dalle bandiere. Sciopero Cobas, si blocca il metrò Torino
- Un venerdì di disagi per il fermento ormai permanente del pubblico impiego.
Mezzi pubblici diradati, metropolitana chiusa per tutta la mattinata, numerosi
insegnanti con le braccia incrociate: Torino ha risposto con adesioni da record
allo sciopero generale proclamato dai sindacati di base - Cobas, Cub e Sdl -
per sanità, scuola, trasporti e pubblica amministrazione. La mobilitazione,
dicono le tre sigle, ha arruolato anche diversi lavoratori non aderenti ad
alcun sindacato. «Per quanto riguarda la scuola - afferma Pino Iaria, portavoce
dei Cobas piemontesi - l´adesione è stata molto alta soprattutto per le
elementari. Molte sono rimaste chiuse. Hanno scioperato anche molti insegnanti
iscritti ai sindacati confederali». In piazza Castello si è invece tenuto in
mattinata un presidio spontaneo contro la riforma Gelmini. Atenei, protesta in piazza il corteo blocca il lungotevere Roma
- Hanno superato la pioggia e la stanchezza. E quando sono arrivati, di corsa e
sudati, davanti al ministero dell´Istruzione, in diecimila hanno gridato
vittoria. Non con le braccia al cielo o con i cori da stadio. Ma con un urlo
semplice e da fumetto: «Augh-Augh-Augh». Un mantra che da mesi guida ogni
rivolta dei collettivi studenteschi, a partire dalle mobilitazioni contro la
partecipazione di papa Ratzinger all´inaugurazione dell´anno accademico
dell´università La Sapienza, fino ad arrivare alla manifestazione di ieri, un
corteo a cui hanno partecipato oltre diecimila studenti universitari e liceali
provenienti da ogni parte d´Italia. 18 ottobre 2008 - Italia Oggi Disagi per gli scioperi e i cortei indetti da Cub, Cobas e
Sdl. In piazza anche sanità e scuola Sono
state soprattutto le grandi città a risentire della giornata di scioperi
indetti dai sindacati di base nei settori trasporti, soprattutto locali,
scuola, sanità e pubblica amministrazione, con manifestazioni a Roma (corteo da
piazza della Repubblica a piazza San Giovanni in Laterano) e Milano. Le
rivendicazioni interessano, tra l'altro, l'adeguamento di salari e pensioni e
le riduzioni dei prezzi. Secondo Cub, Cobas e Sdl l'adesione allo sciopero è
stata «enorme». Se è vero, infatti, che l'astensione dal lavoro non ha avuto
ripercussioni rilevanti sul traffico aereo e sulla circolazione di treni a
media e lunga percorrenza (i treni locali delle fasce orarie a maggiore
mobilità pendolare non sono stati interessati dal blocco e solo in ambito
regionale, soprattutto nel nord, alcuni convogli hanno subito limitazioni di
percorso o cancellazioni), è altrettanto vero che nei grandi centri urbani, i
sindacati autonomi raccolgono forti consensi nel trasporto pubblico locale.
Così, pur avendo cercato di correre ai ripari (il Campidoglio ha disposto la
disattivazione delle Zone a traffico limitato diurne del centro e di
Trastevere, in concomitanza appunto con lo sciopero del trasporto pubblico,
dalle 8,30 alle 16,30, e anche a Milano l'amministrazione comunale ha sospeso
l'Ecopass, autorizzando la liberalizzazione dei turni di servizio taxi, solo
per il carico in città, dalle 18 alle 24), diversi sono stati i disagi. Nel
capoluogo lombardo ci sono stati tre punti di raduno dei manifestanti: due in
Largo Cairoli e uno in piazza Missori, dove si è concentrata la protesta contro
la riforma Gelmini con un corteo che è arrivato fino a via Ripamonti, sede del
provveditorato. Gli utenti dei mezzi pubblici hanno dovuto fare i conti non
solo con lo stop di tram e bus (dalle 8,45 alle 15 e dalle 18 al termine del
servizio) e delle tre linee metropolitane (dalle 18 al termine del servizio),
ma appunto anche con i tre cortei, che hanno reso la situazione «caotica», a
detta della polizia municipale. E a causa dei quali sono state deviate 19 linee
di superficie che transitano per il centro. Tuttavia l'Atm, l'azienda di
trasporti, ha sostenuto che ha circolato il 68% dei mezzi. A Roma, sono stati
«più di 350 mila» i manifestanti che, sfilando sotto la pioggia, hanno preso
parte al corteo organizzato da Cobas, Cub e Sdl soprattutto contro precariato e
tagli nella scuola. Mentre sul fronte trasporti pubblici, i mezzi hanno
viaggiato a singhiozzo, anche se Trambus Spa, che a Roma gestisce tutte le
linee di tram e la maggior parte delle linee di bus, ha reso noto che, alle
10,30, il dato sull'adesione allo sciopero era del 33% (l'astensione è finita
alle 16,30). Atac intanto ha ricordato che il servizio di metro è stato
regolare. A metà giornata, all'aeroporto di Fiumicino, è stato registrato
qualche disagio, a causa di una decina di cancellazioni di voli Alitalia e di
alcuni ritardi (mezz'ora di media) dei voli di altre compagnie. A Torino, dove
lo sciopero ha interessato le fasce orarie dalle 9-12 e 15 fine servizio,
metropolitana bloccata e, secondo le organizzazioni che hanno indetto la
protesta, adesione superiore al 70-80% tra gli autisti di bus e tram.
All'opposto la Gtt, azienda torinese di trasporti, ha riferito che la
partecipazione è stata intorno al 35%. Giornata nera anche per i veneziani:
lunghe code non solo per salire su un taxi ma addirittura per accedere alle
gondole, che in molti, turisti e non, hanno utilizzato come mezzo pubblico.
Traffico in tilt anche a Palermo, con ingorghi e auto in coda. All'aeroporto
Marconi di Bologna 24 voli, nazionali e internazionali, sono stati cancellati.
Non ci sono stati grossi problemi, invece, a Napoli: pochi mezzi rientrati nei
depositi, nessuna ressa alle fermate, situazione tranquilla nelle stazioni di
metropolitana, funicolare e circumvesuviana. Per l'Anm, azienda napoletana
mobilità, l'adesione è stata di poco superiore all'11%. A subire conseguenze
della mobilitazione solo la circolazione dei treni della Sepsa, i cui addetti
sono impegnati in una vertenza aziendale. 18 ottobre 2008 - Liberazione Scuola e università. Studenti e insegnanti. Mezzo milione
a Roma, Milano, Genova, Palermo contro riforma e tagli alla ricerca. Nella
capitale il corteo dei sindacati di base. In tantissimi per dire no alle
politiche del governo. Brunetta e Gelmini sotto accusa Una
marea a Roma, alla manifestazione nazionale. Fiumi di gente in corteo anche in
molte altre città. E un'astensione dal lavoro davvero diffusa. Per lo sciopero
generale indetto dal sindacalismo confederale di base, ieri, interi settori si
sono fermati. A partire da quelli della scuola, in tutti i gradi, e
dell'università come della ricerca. La folla affuita nella capitale è superiore
a qualsiasi altra in occasione d'uno sciopero non indetto da Cgil Cisl Uil. Gli
organizzatori - anzitutto Cobas e Cub Rdb - hanno potuto tranquillamente
azzardare la cifra di mezzo milione. Cui si aggiungono i centomila di Milano e
le decine di migliaia tra Palermo e le altre piazze. Protagonista assoluto il
mondo della formazione: non da soli, stavolta, ma con altri segmenti del lavoro
e del conflitto si sono presi la giornata bimbi adolescenti e giovani, allievi
e studenti insieme a maestre e maestri, insegnanti, docenti, ricercatrici e
ricercatori. Soprattutto, precarie e precari. Ben prima dello sciopero confederale
della scuola; e ben al di là del generico "salviamo l'italia" del 25
prossimo del Pd. Con ben altro significato, comunque: perché si è trattato d'un
evento "di società", con parole d'ordine radicali gettate in faccia
al governo berlusconiano e padronale della crisi in atto. Senza alcuna egemonia
di partiti, né di bandiere. Il ministro Tremonti è rimasto zitto. La collega
Gelmini invece no, ma per dire: «Non li capisco». E anche il presidente
Napolitano ha sprecato un'occasione, affermando, sulla scuola, che «non si
possono dire solo dei no». Grande partecipazione allo sciopero generale indetto da
Cobas, Cub e SdL. «Giornata straordinaria, il governo ne prenda atto» Milano,
Firenze, Torino, Palermo, Cagliari, Venezia e Pisa. Mezza Italia si è
mobilitata contro la riforma del ministro Gelmini. Nel capoluogo lombardo
insegnanti e genitori della "Rete Scuole" hanno atteso il lungo
corteo degli studenti in corso di Porta Romana. Accolti con un lungo applauso,
i giovani hanno salutato l'altra parte della manifestazione: «Ragazzi salutate
i nostri professori e tutti insieme combattiamo il decreto Gelmini». Il lungo
corteo è arrivato davanti al Provveditorato agli Studi in via Ripamonti. Alla
manifestazione hanno partecipato trentamila persone. Singolare la protesta
degli studenti del dipartimento di Matematica dell'università di Firenze i
quali hanno trascorso alcune ore nel pomeriggio a chiedere simbolicamente
l'elemosina agli automobilisti fermi davanti ai semafori vicini alla loro
facoltà. Un gesto provocatorio, hanno spiegato, per dimostrare come si possono
finanziare gli atenei italiani. Sempre a Milano , è riapparso "San
Precario": «Di primo mattino, lo abbiamo visto davanti all'Ambulatorio
Medico Popolare di Via Transiti (T28) in attesa dell'ufficiale giudiziario che
ha pensato bene di rinviare lo sgombero al 25 novembre. Verso le 9.30, lo
abbiamo visto di fronte a Omnia, il call-center a cui Wind ha esternalizzato
275 lavoratrici. Improvvisamente, cogliendo di sorpresa le forze dell'ordine
impegnate a seguire le manifestazioni di questa giornata intensa ed
emozionante, il Santo ha fatto il suo burrascoso ingresso alla borsa di Milano,
in Piazza Affari, cuore simbolico del capitalismo contemporaneo, dove il
livello di sfruttamento dell'essere umano sull'essere umano trova la sua
illusoria misura». A Bologna è invece andato in scena un «pellegrinaggio
anti-Gelmini» degli studenti delle medie superiori. In piazza Maggiore si sono inoltre
tenute lezioni di greco a cielo aperto, per gli studenti del liceo classico
Minghetti. Il tutto prima di un sit-in di protesta promosso da studenti
universitari e delle scuole superiori con la partecipazione di ragazzi delle
medie e di alcune scuole elementari. In Calabria si è costituita un'Assemblea
permanente che ha occupato l'aula 8 della facoltà di Lettere e Filosofia e si è
formato il Comitato Unical per opporsi alla legge 133/08, con estensione dello
stato di assemblea permanente in tutte le altre facoltà. A Napoli gli studenti
delle scuole superiori si sono ritrovati in piazza del Gesù. A Palermo si è
svolta una assemblea d'ateneo a cui hanno partecipato docenti e ricercatori.
Poi Genova , dove hanno sfilato migliaia di persone con in testa bambini delle
elementari e delle materne, seguiti da studenti, docenti e precari delle scuole
e dell'università. A Torino è stata inoltre annunciata una "notte bianca
all'università" per dire no alla riforma del ministro Mariastella Gelmini.
La vera novità è però una due giorni di mobilitazione a Palazzo Nuovo, sede
delle facoltà umanistiche che martedì notte rimarrà aperta fino al mattino con
aperitivi, animazione, concerti e con ospiti a sorpresa.(D.V.) «A Berlusco', beccate 'sto sondaggio»... Roma
- «A Berlusco', beccate 'sto sondaggio», grida un manifestante in via Cavour.
Basta dare un'occhiata ai numeri, per capire che ha ragione da vendere. C'erano
cinquecentomila persone in piazza ieri a Roma. Giunte da tutta Italia per
manifestare contro il governo e la Confindustria, nel giorno dello sciopero
generale proclamato dai sindacati di base Cub, Confederazione Cobas e SdL
Intercategoriale. Oltre due milioni i lavoratori del settore pubblico e privato
che hanno incrociato le braccia, provocando la chiusura delle scuole e forti
disagi nella sanità e nei trasporti. Una protesta sindacale, certo, ma anche
politica. Se sommiamo idealmente - non certo matematicamente - tutti quelli che
hanno manifestato ieri ai trecentomila in corteo lo scorso 11 ottobre con la sinistra,
allora si può tranquillamente affermare che l'opposizione alle politiche della
destra è più forte nel Paese di quello che si vede in Parlamento. Paolo
Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, cammina dietro lo striscione
sindacale unitario che apre il corteo, accanto ai leader di Cub, Cobas e SdL.
Il suo sorriso esprime una evidente soddisfazione: «E' la conferma di quanto
avevo dichiarato sabato scorso: la ritirata è finita. Dopo i primi mesi di
sbandamento a seguito della vittoria di Berlusconi è partita - insiste Ferrero
- la controffensiva, di cui questa manifestazione è un pezzo». E le
rivendicazioni dei sindacati di base? «Assolutamente condivisibili», risponde
senza esitazione il segretario del Prc, il quale però non risparmia una stoccata
al nostro giornale: «Mi dispiace che Liberazione , invece di mettere in prima
pagina il pezzo che salutava questa manifestazione, continui - sottolinea
Ferrero - con il dibattito interno a Rifondazione e non colga la novità sociale
di quanto sta avvenendo». Il riferimento è all'articolo "Caro Prc, andiamo
oltre..." a firma del direttore Piero Sansonetti. Per Cub, Cobas e SdL
Intercategoriale si tratta di una scommessa vinta oltre le più rosee
aspettative, da quando hanno deciso di unire le forze dando vita a un patto di
consultazione permanente. L'avevano detto: «Sarà lo sciopero generale più
partecipato di tutta la storia del sindacalismo antagonista e la manifestazione
più grande da noi organizzata». E così è stato. Una marea di persone è sfilata
da piazza della Repubblica a piazza San Giovanni, malgrado una pioggia
fastidiosa che ha accompagnato l'intero corteo. «Nelle scuole delle principali
città - fa sapere Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas - si è arrivati a punte
di 60-70% di adesione allo sciopero, con la metà delle scuole chiuse, ma anche
con ottimi risultati nel Pubblico Impiego, nei Trasporti e in molti settori
privati». La sostanza, conclude Bernocchi, è che «tutta la scuola pubblica
boccia la politica scolastica del governo, con il più grosso sciopero della
scuola mai realizzato, a cui hanno partecipato anche iscritti di altri
sindacati dimostrando che questo è il vero sciopero unitario». Per Pierpaolo
Leonardi, coordinatore nazionale Cub, «lo straordinario risultato» della
mobilitazione «dimostra che i lavoratori scelgono di non subire ma di essere
protagonisti della propria lotta e che la nostra piattaforma è largamente
condivisa». Un «sondaggio in carne e ossa» dal quale «il governo deve trarre la
conclusione - dice Leonardi - che è necessario aprire la relazione con una
consistente parte della società italiana che non delega più la propria
rappresentanza a Cgil Cisl Uil». Anche Fabrizio Tomaselli, di SdL
Intercategoriale, parla di «sciopero riuscito» che «dimostra l'estremo disagio
dei lavoratori ma anche la loro voglia di lottare». Mentre quella di ieri a
Roma è stata «una manifestazione che ha gridato 500mila "NO" alle
politiche del governo e del sindacato confederale. Da oggi - conclude Tomaselli
- SdL Cub e Cobas hanno più responsabilità ma anche più forza». Grande
protagonista della giornata è stato, come previsto, il popolo della scuola:
insegnanti, amministrativi, genitori e studenti imbufaliti per i tagli della
"riforma" Gelmini-Tremonti. Tanti i genitori con i bimbi in carrozzina,
a rivendicare un futuro con servizi pubblici garantiti e senza precarietà.
«Reintrodurre il maestro unico significa tornare indietro di 50 anni. Non si
può avere un motivazione di tipo economico per cambiare la scuola», dice Milena
di Roma, madre di un bambino di 8 anni. La ministra Gelmini però non ci sta e
accusa chi protesta di strumentalizzare i bambini. Maurizio, «genitore
arrabbiato», scuote la testa: «Dobbiamo abituarli fin da piccoli a non a farsi
imporre le cose. E' questa l'educazione che voglio dare ai miei figli, almeno
finché sarò libero di farlo». Tiziana ci viene incontro con in mano delle teste
di cartapesta: «Sono quelle degli insegnanti precari che la Gelmini vuole
tagliare», spiega. La politica del governo sulla scuola colpisce anche i disabili.
Domenico viene da Napoli: «Sono padre di un bambino affetto da un disturbo
autistico - racconta - mio figlio avrebbe diritto a 25 ore settimanali con un
insegnante di sostegno, quest'anno ne hanno tolte 5, l'anno prossimo
probabilmente ne avrò solo 7 in una settimana». E il bilancio pubblico? Alcuni
striscioni indicano altri modi per risparmiare: ad esempio, riducendo le spese
militari; oppure, facendo una seria lotta all'evasione fiscale. «Ma quali
fannulloni - sbotta Antonio, dipendente del Comune di Bologna - è solo
propaganda per smantellare la pubblica amministrazione». Però Brunetta sostiene
che intanto le assenze per malattia sono drasticamente calate... «Dati
parziali, poco significativi. Del resto, lo ha ammesso lui stesso», replica il
lavoratore. I Vigili del Fuoco portano una barella sulla quale c'è un manichino
a cui viene succhiato il sangue dal ministro Brunetta. «Manifestiamo contro la
militarizzazione del vigili del fuoco - dice Ciro, da Bologna - chiediamo più
uomini e più mezzi per assicurare un buon servizio ai cittadini, oggi riusciamo
a portare avanti il nostro lavoro grazie ai precari». I precari della Sanità
sono arrivati in piazza San Giovanni a bordo di un'ambulanza a sirene spiegate.
Luca viene da Cagliari, è ricercatore precario da otto anni: «Sono biologo, il
nostro istituto si occupa di genetica, malattie rare, monogeniche e
multifattoriali. Con la legge 133 - afferma - si vuole eliminare la precarietà
cancellando i precari». Lotta alla precarietà ma anche ai bassi salari. Dopo ventuno
anni di fabbrica Vittorio, operaio Fiat presso le Carrozzerie di Mirafiori,
guadagna in media 1300 euro al mese: «Sindacati confederali e Confindustria
vogliono affossare il contratto nazionale, la Cgil si è presa un po' di tempo
ma sicuramente alla fine firmerà», afferma convinto. hanno deciso di fare ricorso alla Corte costituzionale per illegittimità
della riforma. 18 ottobre 2008 - Il Tempo I sindacati lavorano alla manifestazione del 30 ottobre 300.000 secondo gli
organizzatori, un terzo per la questura - ha raggiunto il provveditorato; a
Genova anche qui corteo, bambini in testa, di studenti e prof precari; a Napoli
in piazza insieme liceali e universitari; a Bologna in 300 hanno fatto 10 km a
piedi, una sorta di pellegrinaggio anti-Gelmini. 18 ottobre 2008 - Il Messaggero ROMA. Mezzi pubblici fermi per
lo sciopero... ROMA - Mezzi pubblici fermi per lo sciopero, cortei
anti-Gelmini e pioggia. Un mix micidiale che ha mandato in tilt un po’ tutti i
centri urbani a partire da Roma e Milano. Le grandi città hanno risentito pesantemente delle proteste organizzate dai sindacati di base, che oggi hanno proclamato una giornata di fermo generale che ha coinvolto trasporti, sanità, scuola, servizi pubblici. Obiettivo: chiedere al governo di adeguare salari e pensioni, di ridurre i prezzi, di abrogare il decreto Gelmini, di tutelare sanità e stato sociale. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, le adesioni sono arrivate a 2 milioni in tutta Italia. Ma le ripercussioni sono state pesanti.Per Roma è stato un venerdì di passione. Le vie della capitale, già penalizzate dai mezzi pubblici che viaggiavano a singhiozzo, sono state attraversate da un lungo corteo partito da piazza della Repubblica, a cui hanno preso parte circa 500mila persone, secondo gli organizzatori. Leit motiv, gli slogan contro Brunetta e la Gelmini. Con i lavoratori aderenti a Rdb, Cobas e Sdl, infatti, hanno sfilato studenti e universitari, che ad un certo punto si sono staccati per convergere verso il ministero dell'Istruzione, mentre il resto dei manifestanti si è diretto in piazza San Giovanni.Il traffico è rimasto paralizzato. La pioggia battente, ininterrotta per tutta la mattinata, ha fatto il resto. Problemi anche per molti genitori di figli minorenni, che, con le scuole in sciopero (adesioni fino al 70% secondo i Cobas), sono stati costretti a recarsi di persona negli istituti per autorizzare i ragazzi a tornare a casa, "missione di recupero" che, in molti casi, è costata lunghe attese in fila. Giornata difficile anche a Milano e Torino. Nel capoluogo lombardo, anche se a detta dell'Atm il 68% dei mezzi pubblici era in servizio, la situazione è stata comunque caotica. Già dalle 9, circa 8 tram su 10 hanno imboccato la via del deposito. Ben tre i cortei che hanno interessato la città. A Torino è stata bloccata la metropolitana. Secondo i sindacati, l'adesione allo sciopero ha superato il 70-80% tra gli autisti di bus e tram. Per l'azienda torinese di trasporti Gtt si è fermata al 35%. Sta di fatto che la metro è stata fermata per motivi di sicurezza, dovuti sia a problemi tecnici sia alla mancanza di personale. Traffico in tilt anche a Palermo, con ingorghi e auto in coda. All'aeroporto Marconi di Bologna 24 voli, nazionali ed internazionali, sono stati cancellati. A Venezia si sono fermati i vaporetti: ci hanno pensato le gondole, in accordo col Comune, a traghettare a modico prezzo residenti e turisti lungo i due lati del Canal Grande.(S.I.) | |||
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