Almaviva
torna al lavoro a progetto
Il
Sole 24 ore del 17 Gennaio 2008, Mlano - Si
riapre il fronte dei call center. Dopo l'intesa "storica" in seguito
alla quale il 13 dicembre 2006 Alberto Tripi, il presidente di Almaviva, aveva
annunciato di voler assumere 6.500 persone per regolarizzarle, nei giorni
scorsi l'amministratore delegato, il figlio Marco Tripi, ha mandato una lettera
ai sindacati spiegando in due fitte pagine che l'azienda sarebbe tornata ad
utilizzare lavoratori a progetto (iniziando dalla sede di Palermo). Ma il
sindacato Slc-Cgil non ci sta. E ha indetto uno sciopero per lunedì 28 gennaio.
Che
cosa è successo per cambiare la situazione, dopo l'intervento del ministro del
Lavoro, Cesare Damiano, che sembrava aver ricomposto il tutto? Per una volta
azienda e sindacati danno la stessa spiegazione, anche se "off the
record". In sostanza, altri call center continuerebbero ad utilizzare il
lavoro atipico, cosa che si trasformerebbe in una specie di dumping - che
potrebbe arrivare al 50% - di alcune società a scapito di altre.
Il
nodo della vicenda sembrerebbe quindi ruotare attorno alla mancata applicazione
«univoca» della circolare Damiano. Elemento che, si legge nella lettera di
Tripi, avrebbe comportato una «perdita economica delle attività di call center
di Roma arrivata nel 2007 a oltre 10 milioni», elemento che avrebbe portato la
perdita totale 2006-2007 a 17 milioni di euro. Ma non basta. Nel complesso le
perdite di Almaviva sarebbero arrivate a 24 milioni di euro (scritto anche in
lettere e seguito da punto esclamativo).
Marco
Tripi chiede quindi testualmente un «intervento» del sindacato in modo da
«scongiurare la perdita nel medio periodo di oltre diecimila posti di lavoro a
tempo indeterminato e nel breve periodo la chiusura totale delle attività di
Roma».
In
sostanza Almaviva comunica al sindacato di voler utilizzare lavoratori a
progetto: «La società ha deciso di procedere immediatamente all'allineamento al
mercato e quindi al ritorno al totale utilizzo di risorse a progetto per tutte
le attività outbound, laddove ciò sia stato già accettato dalle organizzazioni
sindacali per imprese operanti nel medesimo territorio, per gli stessi clienti
e con uguale organizzazione».
In
sostanza, il sindacato è spaccato sulla posizione da tenere nei confronti di
chi lavora nei call center. Come spiega Emilio Miceli, segretario generale
nazionale Slc-Cgil: «Almaviva dice che altre aziende utilizzano già lavoratori
a progetto. Questo è vero, ma solo in parte. Perché Cisl e Uil hanno firmato
intese separate che permettono la permanenza fino a 36 mesi per gli atipici».
Consideriamo
«gravi le scelte dell'azienda e come Slc-Cgil – ha dichiarato ieri il
segretario nazionale Alessandro Genovesi – unitariamente a Cisl e Uil,
chiediamo quindi di interrompere ogni ricorso a lavoratori a progetto». Anche
perché, spiega un comunicato, «l'azienda aveva beneficiato degli incentivi di
legge per le avvenute stabilizzazioni, anche a seguito di ispezioni». Per
Genovesi la società ha «dimostrato in tutti questi mesi un'incapacità nel
gestire un nuovo modello organizzativo basato sul lavoro subordinato». F.
V.
un maxi-progetto, finalmente realizzabile dopo che ha incassato le liberatorie sul pregresso: liberarsi di migliaia di dipendenti a tempo indeterminato, gli ex precari storici, per infornare giovani a progetto. Alessandro Genovesi, segretario Slc Cgil, ricorda come il precariato nei call center sia un'invenzione «made in Atesia» e invita il gruppo a desistere dal progetto. Il sindacalista annuncia lo sciopero nazionale indetto da Cgil, Cisl e Uil per il 28 gennaio. «In questo momento - dice - lo sforzo di tutti dovrebbe essere quello di fare in modo che nell'intero settore spariscano i lavoratori a progetto».