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Call center, via alla seconda circolare Damiano


Ulteriore stretta sui criteri, più difficile il cocoprò. Le imprese: adesso si superi il concetto di salario garantito

Roma 01 aprile 2008 A.Sciotto- Il manifesto

E' stata pubblicata ieri la seconda circolare sui call center, che segue quella del giugno 2006. Richiesta dai sindacati - in particolare la Cgil - e dalle grandi imprese che hanno già stabilizzato (contro il dumping delle più piccole), la circolare non dispone che tutti i lavoratori debbano avere un rapporto subordinato, come già è di regola per gli inbound (chi riceve telefonate), ma impone una nuova stretta sui cosiddetti outbound (chi fa le telefonate), precisando i requisiti di un'eventuale autonomia. Il testo è venuto fuori dopo diversi incontri del ministro del lavoro Cesare Damiano con le parti sociali (sindacati e Assocontact-Confindustria). Dovendo accontentare tutti, il ministro non ha cambiato granché le regole vigenti, ma ha piuttosto ammesso che la distinzione teorica tra i criteri distintivi di in e out bound è astratta, e difficile da applicare nel concreto.
«L'esperienza ispettiva - scrive il ministero - ha frequentemente evidenziato l'assenza degli elementi che contraddistinguono una prestazione genuinamente autonoma per le attività out bound» e dunque «la prestazione non può essere qualificata autonoma qualora si riscontri anche una sola delle seguenti criticità»: a) il progetto non individui la specifica campagna; b) la prestazione includa, anche parzialmente, attività inbound; c) non ci sia possibilità per l'operatore di gestire quantità e collocazione temporale della prestazione; d) le concrete modalità di effettuazione della prestazione siano vincolate all'utilizzo di sistemi informatici che non consentono l'autodeterminazione dei ritmi lavorativi; e) la postazione non sia dotata del «break» per interrompere la prestazione; f) il committente eserciti un potere direttivo o disciplinare nei confronti dell'operatore; «ove ci sia una o più di tali modalità di svolgimento, il rapporto va sempre e comunque ricondotto nell'ambito della subordinazione».
E' più difficile, dunque, giustificare un cocoprò, ma questo non significa affatto che adesso le imprese provvederanno tutte a stabilizzare. Comunque, ieri Slc e Cgil hanno espresso soddisfazione. Anche Assocontact dà il suo ok, ma il presidente Umberto Costamagna spiega che «si potrà procedere alle stabilizzazioni se il mercato dei committenti si adeguerà subito all'innalzamento dei costi, altrimenti le aziende medio-piccole vanno in sofferenza; e se il sindacato sarà disposto a discutere di una maggiore parte variabile nella retribuzione, superando tabù come il salario minimo garantito, dato che alle imprese in outsourcing i committenti pagano soltanto a prodotto venduto».








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