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![]() ![]() ![]() Da Poste
ad Almaviva, ma sempre in Comune
Protestano
gli operatori precari del call center del Campidoglio (060606), che rischiano
la cacciata Roma 24 marzo 2008 - Il Manifesto Quando è
il «pubblico» a ricorrere al precariato, fa ancor più rabbia. Se poi a
praticare questa strada è il Comune di Roma, lustro e vanto del candidato
premier del Pd, la notizia getta uno squarcio sinistro sul futuro che aspetta i
precari anche nel caso che a vincere non fosse Berlusconi. Stralciamo di
seguito i passi più indicativi di un appello degli addetti al call center
chiamaroma 060606. «Più di
80 lavoratori/trici che attualmente gestiscono il servizio con contratti
ultra-precari, ora sono a rischio licenziamento. Il servizio, nato nel 2002 e
da allora gestito da Poste Italiane, è cresciuto in maniera massiccia, ma
soprattutto è cresciuto in competenza, professionalità e utilità per la
cittadinanza. Tale capacità ha reso il servizio un punto di riferimento
riconosciuto dai cittadini e non solo una cordiale ed efficiente porta
d'accesso ai servizi dell'amministrazione comunale. Lo stesso sindaco uscente,
Walter Veltroni, vantava la qualità del servizio sottolineando il suo acume per
averlo ideato e realizzato. Nostro malgrado, la professionalità non basta per
assicurarci un posto di lavoro sicuro e continuativo: difatti, poco prima di
lasciare il mandato, Veltroni ha regalato questo servizio, dichiarato
"fiore all'occhiello", ad Alberto Tripi, proprietario di Cos
Almaviva, tristemente noto come sfruttatore di lavoratori precari». «Pur
lavorando su questo servizio da molto tempo, alcuni da più di due anni, prima
con contratti di somministrazione a tempo determinato tramite agenzia
interinale e poi come dipendenti a tempo determinato, il Comune di Roma ci dà
il benservito. Il prossimo 6 aprile, data di scadenza del contratto, saranno a
casa circa 80 persone; senza contare gli altrettanti operatori a tempo
determinato attualmente impegnati in altri servizi di Poste che, a causa del
passaggio di consegne dello 060606, molto probabilmente perderanno anch'essi il
proprio posto di lavoro». «Ma non
si era promessa una stabilizzazione dei precari che sotto la trascorsa
legislatura avevano già perduto ogni prospettiva di un futuro? Siamo stanchi di
vedere il susseguirsi di politiche governative (sia di destra che di
"sinistra") che peggiorano progressivamente le nostre condizioni
economiche e contrattuali. Da quando siamo passati alle dirette dipendenze di
Poste Italiane, invece di ricevere una maggiore tutela, siamo stati costretti
ad essere sottoposti ai così detti "stop and go". I nostri contratti
possono infatti avere una durata fino a 6 mesi (tra aprile e la fine di
ottobre) e fino a 4 mesi nel resto dell'anno, senza alcuna garanzia e con il
continuo e perenne ricatto del mancato rinnovo».
«Queste sono le conseguenze delle politiche
aziendali partorite a seguito di accordi sindacali e il tutto legiferato e
tutelato dagli organi istituzionali e governativi; quello che ci rimane è lo
smantellamento dei diritti e delle garanzie ed è per questo che in ogni posto
di lavoro sta crescendo la consapevolezza di essere sfruttati: chiediamo
un'inversione di tendenza, tornando a internalizzare l'erogazione almeno dei
servizi pubblici. Ci appare doveroso che tutti i candidati oggi in lizza siano
coscienti dell'assunzione di responsabilità (tra le altre) di cui siamo
portatori e cui andranno incontro qualora venissero eletti alla rappresentanza
della città o del paese (chiamaroma060606@yahoo.it)». | ||||
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