LAVORO Ecco le leggi precarizzanti
Antonio Sciotto - il manifesto del 19 Luglio 2008
Una gragnuola di leggi costruite per rendere ancora più
precario il lavoro. Sarà più facile imporre le dimissioni alle lavoratrici in
gravidanza, si riducono le pause, si potrà licenziare in cambio di un
indennizzo. E, chicca delle chicche, si potranno avere apprendisti anche solo
per un mese. Sono solo alcuni dei «capolavori» messi in cantiere dal ministro
del Welfare Maurizio Sacconi e dalla maggioranza di governo, che nel tourbillon
di emendamenti alla manovra finanziaria in pochi giorni sta disfacendo diritti
acquisiti in tanti anni. E poi alcuni li ritesse, come una tela di Penelope. E'
di ieri infatti la notizia di una marcia indietro su due fronti, dopo le
proteste di Pd e Cgil: l'obbligo di registrare il lavoratore il giorno
precedente l'inizio d'attività, prima soppresso e oggi restaurato; il
ridimensionamento del «voucher», o ticket a ore, limitato a studenti e
pensionati e alle micro-imprese familiari. Ecco un piccolo vademecum delle
contro-riforme sacconiane, contenute quasi tutte nel decreto 112 che compone la
manovra. Le abbiamo ricostruite grazie alla guida di Claudio Treves,
coordinatore del Dipartimento Politiche attive del lavoro Cgil nazionale.
I contratti a
termine
Sui contratti a tempo determinato abbiamo due interventi
diversi. Il primo, rappresenta un attacco simbolico all'articolo 18: si dispone
infatti che nel caso in cui un'azienda abbia violato le causali per
l'accensione di un contratto a termine, non scatti più l'assunzione a tempo
indeterminato, ma l'imprenditore può chiudere la faccenda risarcendo il
lavoratore con una somma che va da 2,5 a 6 mensilità di salario. Dall'altro
lato, si interviene sul Protocollo welfare dello scorso anno in merito ai 36
mesi e all'obbligo di assunzione dopo un'unica proroga: la riforma prevede che
possano derogare non solo i contratti nazionali, ma anche quelli territoriali o
aziendali, senza però definire una scala gerarchica tra di essi. «Così si
scardina - commenta Treves - un punto centrale del testo Cgil, Cisl e Uil sui
contratti, dove si dice che gli ambiti del secondo livello devono essere
stabiliti nel contratto nazionale».
Orari, pause e
lavoro notturno
Oggi il riposo settimanale deve essere minimo di 35 ore
consecutive; il governo introduce una norma che prevede il calcolo delle 35 ore
su uno spazio più ampio, ovvero 14 giorni. «Si potrebbe configurare la lesione
di un principio costituzionale - spiega il rappresentante Cgil - dato che la
Carta parla di "diritto al riposo settimanale"». Dall'altro lato, si
stabilisce per legge che le norme su riposi, pause, lavoro notturno e
introduzione al lavoro notturno possano essere «derogabili a livello di
contratto nazionale o, in assenza di specifiche disposizioni, anche a livello
territoriale e aziendale». E dire che oggi, la gestione del lavoro notturno,
con i presidi sanitari necessari, le esenzioni e altre possibili tutele, viene
trattata con Rsu e Rsa: in futuro potranno essere scavalcate.
Le dimissioni volontarie
Viene abrogata la legge 188 del 2007, quella che rendeva
valide le dimissioni solo se fatte su un modulo del ministero del Lavoro, con
impresso un codice alfanumerico a progressione cronologica. Si poteva evitare
così che il datore di lavoro imponesse la firma delle dimissioni in bianco, per
utilizzarle poi a suo comodo quando una lavoratrice è in gravidanza, o quando
il dipendente si infortuna o ammala per lunghi periodi. La tutela viene
cancellata senza introdurre altri mezzi di contrasto. Sacconi ha spiegato che
si semplificano così pratiche burocratiche farraginose.
Il job on call
(lavoro a chiamata)
Vengono «resuscitate» le norme cancellate dal governo
Prodi, relative al lavoro a chiamata. Già contenuto nella legge 30, il job on
call non era mai realmente decollato. Il lavoratore può essere assunto offrendo
la propria reperibilità ed essere chiamato alla bisogna: quando non lavora avrà
un'indennità pari al 30% del salario. Se non offre la reperibilità, è pagato
solo quando lavora.
La registrazione il giorno prima
Un emendamento aveva cambiato la legge introdotta l'anno
scorso, che prevedeva l'obbligo per il datore di lavoro di registrare il
lavoratore il giorno prima dell'inizio dell'attività, norma utile a contrastare
il sommerso e l'abitudine di registrare i lavoratori solo quando si infortunano
(o, peggio, muoiono): la modifica introdotta imponeva la registrazione entro 5
giorni dopo l'inizio dell'attività. Ma ieri il ministro ha fatto marcia
indietro, e ha ripristinato la regola del giorno prima. La Cgil e l'ex ministro
del Lavoro Cesare Damiano notano che «la mobilitazione paga», ma che «comunque
bisogna vigilare».
Il voucher o «ticket
lavoro»
Il voucher è un buono che può essere emesso da Inps,
agenzie interinali e dagli enti bilaterali aziende-sindacati. Serve a
retribuire con una «paga globale»: dovrebbe essere di circa 10 euro,
comprendenti oltre al netto tutti i contributi. Il governo lo voleva dedicare
ai lavoratori stagionali dell'agricoltura, delle imprese familiari di turismo,
commercio e servizi, e ai giovani under 25 che svolgessero lavori durante le
vacanze. Il rischio è che inglobando tutto, il voucher cancella il contratto
nazionale, ferie, malattia, sussidi di disoccupazione, etc. Un emendamento
(ancora non chiaro nella sua formulazione) ha ristretto la platea: il voucher
sarebbe così limitato a studenti e pensionati e alle micro-aziende. I sindacati
Flai, Fai e Uila si dicono «parzialmente soddisfatti», ma evidenziano che
«anche così c'è il rischio di lavoro nero ed elusione contributiva». Ancora, la
Cgil, con Treves, si dice «contraria all'emissione dei voucher da parte degli
enti bilaterali». A questo punto si prefigurano persino enti bilaterali
separati, se Cisl e Uil saranno d'accordo nell'emetterli.
Appalti e indici di
congruità
Si abrogano le disposizioni attuative sulla responsabilità
in solido delle amministrazioni pubbliche rispetto alle aziende di appalto:
sarà più difficile per il lavoratore individuare con chi rivalersi in caso di
fallimento o «sparizione» della piccola impresa d'appalto. Abrogati anche gli
«indici di congruità», quelle tabelle che stabilivano il numero di lavoratori
minimo per una produzione o un servizio erogato, segnalando così possibili casi
di sommerso.
L'apprendistato
rapido
Il Protocollo Welfare aveva disposto una delega al governo
per riformare l'apprendistato, «in intesa con Regioni e parti sociali». Il
governo sta violando la delega, perché ha disposto la riforma da solo. Intanto
non si prevede più un periodo minimo: potremo avere anche apprendisti per un
solo mese. Poi si individua l'impresa come «luogo formativo per eccellenza»,
sottraendo la formazione alle Regioni. La stessa certificazione, non sarà più
emessa dalle Regioni, ma dagli enti bilaterali.
Libro Unico e
ispezioni
Viene istituito un unico libro che contiene tutti i dati
relativi al lavoratore, come le ore di straordinario. Sarà molto più difficile
per il lavoratore accedere a quanto lo riguarda: la busta paga potrà essere
sostituita da una «copia della scritturazione sul Libro Unico», senza le voci
dettagliate per calcolare subito eventuali ammanchi. Il Libro può essere
aggiornato entro il sedicesimo giorno del mese successivo, e tenuto presso lo
studio del proprio commercialista. Anche un ispettore del lavoro, così, potrà
fare più fatica a reperirlo e non lo avrà immediatamente. Si prevede poi che
potrà evitare le sanzioni sul lavoro nero un'impresa che, all'atto della visita
ispettiva, non mostri la volontà di occultare chi è irregolare. Insomma, una
«sanatoria preventiva».