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Salari, Italia fanalino d'Europa. 

La classifica Ocse Roma al 23esimo posto per i salari e al sesto per imposizione fiscale. E sui redditi più bassi seguita a pesare il fiscal drag. 

Di Sara Farolfi (Il Manifesto).

I salari più bassi con l'imposizione fiscale tra le più alte. Nella classifica dei trenta paesi più industrializzati che aderiscono all'Ocse i salari italiani - circa 13 mila euro netti all'anno secondo le stime Ocse - si posizionano al ventitreesimo posto, dietro a Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna e Grecia. Ma la classifica si capovolge quasi specularmente se si guarda invece a quanta parte parte del salario se ne va in tasse (tra imposizione fiscale e contributi previdenziali). Ciò che pesa sui salari italiani per il 45,9% (e che posiziona l'Italia al sesto posto tra i trenta più industrializzati) è il cuneo fiscale, la differenza cioè tra lo stipendio lordo e netto.

A erodere i redditi dei lavoratori dipendenti, dice il rapporto Ocse pubblicato ieri, è anche il fiscal drag, il cosiddetto drenaggio fiscale: quel fenomeno per cui l'adeguamento dei salari all'inflazione comporta uno scaglione di tasse più elevato che dunque finisce per assorbire gli aumenti stessi.

Il cuneo fiscale è salito in Italia, per un lavoratore o una lavoratrice single, al 45,9% nel 2007, in crescita dello 0,3% rispetto all'anno precedente (e a fronte di una media Ocse del 37,7%). Al seguito di Belgio, Ungheria, Germania, Francia e Austria che, nell'ordine, detengono i valori più alti della classifica. Significa che, fatto cento il salario lordo, il 45,9% se ne va tra tasse e contributi. In particolare, l'imposizione fiscale è aumentata di 0,118 punti, i contributi previdenziali trattenuti sono saliti di 0,227 punti, mentre è rimasto invariato il contributo a carico del datore di lavoro. Va anche ricordato che proprio sul taglio del cuneo fiscale si era giocato una buona dose di popolarità l'ormai ex governo di centro sinistra. Il taglio di cinque punti alla fine c'è stato, tutto a favore delle imprese.

Per una coppia monoreddito con due figli a carico il cuneo è stato pari nel 2007 al 33,8% (dato che posiziona l'Italia alla dodicesima posizione), in crescita dello 0,5% rispetto al 2006 (ma molto vicino al dato del 2004, e pari a quello del 2002). Il valore più basso, pari al 18,1%, è quello degli Stati uniti, dove però va ricordato che la previdenza è privata.

Guardando la serie storica dal 2000 al 2006, la forbice tra stipendio lordo e netto si è comunque ridotta in Italia dello 0,9% in media, e si è ridotto maggiormente per i redditi più bassi (scendendo dell'1,9%, mentre per i redditi più alti la discesa è stata pari allo 0,3%). Si è fatto sentire però l'effetto fiscal drag che seguita invece a pesare maggiormente sui redditi più bassi.

Infine i salari, i cui dati riferiti al 2007 erano già stati diffusi dall'Ocse. A parità di potere d'acquisto un lavoratore italiano, senza carichi di famiglia, guadagna in media 19.161 dollari netti all'anno, pari a circa 13 mila euro. Ben al di sotto della media dei paesi Ocse (24 mila dollari all'anno),e anche di quella dell'Unione europea a 15 (26 mila dollari).

Le reazioni naturalmente non si sono fatte attendere ieri. I sindacati ribadiscono la necessità di un intervento urgente in materia, cercando di portare acqua anche al mulino della riforma del sistema contrattuale. «La riforma del sistema deve mantenere il carattere di unicità e generalità in tutti i settori di lavoro, sia pubblici che privati» ha precisato il leader Cgil, Epifani. Secondo Giorgio Cremaschi, leader dell'area programmatica Rete 28 Aprile, «lo sprofondare dei salari italiani dice che dopo più di vent'anni di moderazione salariale, il sindacato deve radicalmente cambiare linea e dare il via a un'offensiva salariale senza scambi sulla produttività».








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