Dal 2002 al 2007 la perdita
cumulata di un lavoratore è stata di 1.896 euro. Tra le cause: ritardi nel
rinnovo dei contratti, scarto tra inflazione programmata ed effettiva,
inadeguata redistribuzione della produttività e mancata restituzione del fiscal
drag. Tra i più svantaggiati ancora i giovani: tutti sotto i 900 euro. I
risultati dell’indagine Ires-Cgil
Gli stipendi non vanno. I prezzi, purtroppo, invece sì. E a rimetterci,
lungo questa corsa impari, sono soprattutto impiegati e operai, che negli
ultimi anni hanno visto le proprie finanze alleggerirsi di un peso che vale, in
un anno, quasi duemila euro. I calcoli sono quelli dell’ultima indagine
dell’Ires-Cgil (“I salari dal 2002 al 2007”) presentata oggi a Roma.
Secondo gli autori della ricerca, tra il 2002 e il 2007 chi aveva una
retribuzione di fatto pari a 24.890 euro ha subito una perdita complessiva pari
a 1.896 euro. Di questi, 1.210 euro sono dovuti alla diversa dinamica tra
inflazione e retribuzioni mentre 686 euro sono imputabili alla mancata
restituzione del fiscal drag. Lo scenario del declino degli stipendi non può
lasciare indifferenti. "Serve una nuova politica dei redditi - ha detto il
segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani a margine della presentazione
del rapporto - che affronti il problema della crescita bassa, dei salari bassi
e della produttivià bassa. E' auspicabile che da gennaio, visto che si parla di
riforme, sia elettorali che istituzionali, un capitolo sia dedicato a questo
fondamentale tema".
Se si guarda ai nuclei familiari si scopre che le cose sono andate ancora
peggio e che, in questi anni, si è assistita ad una divaricazione della forbice
tra chi ha più e chi ha meno. “La perdita di potere d’acquisto dei redditi
della famiglie di operai e impiegati – dice Agostino Megale, presidente
dell’Ires – si contrappone ad una crescita del potere d’acquisto delle famiglie
degli imprenditori e dei liberi professionisti. Con le manovre fiscali del
centro destra si è registrato un ulteriore allargamento della forbice a sfavore
dei bassi redditi”.
In termini di dati si ritrova che il potere d’acquisto dei redditi familiari
di imprenditori e liberi professionisti è cresciuto di 11.984 euro mentre
quello degli impiegati è diminuito di 3.047 euro e quello degli operai di 2.592
euro.
Oggi, dicono quelli dell'Ires, oltre quattordici milioni di lavoratori
guadagnano meno di 1.300 euro al mese e di questi circa 7,3 milioni non
superano neppure i mille euro al mese.
Tra gli impiegati generici, solo l'11,9 per cento guadagna più di mille e
trecento euro. Il 13,2 sta sotto gli 800 euro, il 15 per cento guadagna meno di
mille euro e il 24,9 per cento tra 800 e mille euro. Simili percentuali per gli
operai specializzati. Quanto agli impiegati di concetto solo il 24,3 per cento
supera i 1.300 euro mensili.
La modesta crescita delle retribuzioni, secondo gli autori dell’indagine, è
da imputare allo scarto tra l’inflazione programmata (utilizzata per rinnovare
la parte economica dei contratti) e l’inflazione attesa ed effettiva, i ritardi
registrati nel rinnovo dei contratti e l’inadeguata retribuzione della
produttività attraverso la contrattazione di secondo livello.
Se si guarda poi all'età delle diverse componenti della forza lavoro, si
scopre che sono ancora i giovani a portare il peso più gravoso. Tutti ancora
sotto i novecento euro al mese. Tutti quasi sulla soglia della povertà. Secondo
i dati presentati oggi un apprendista con meno di 24 anni guadagna al mese solo
736,85 euro, un collaboratore occasionale arriva a 768,80 euro mentre un
co.co.pro o un co.co.co si deve accontentare di 899 euro.
Dalle rilevazioni Istat, ricordano quelli dell’Ires, si ricava poi
l’evidenza che il 13,7 per cento dei giovani (tra 18 e 34 anni) sono poveri. La
situazione diventa ancor più gravosa se il giovane vive in coppia con tre o più
figli: in questo caso sono poveri il 45,8 per cento.
L'inadeguato incremento retributivo è anche imputabile alla lenta crescita della produttività della nostra economia che dal 1998 al 2007 è cresciuta di poco meno del 3 per cento mentre in Germania si sono registrati valori intonro all'8,5 per cento, nel Regno Unito pari al 20 per cento e negli Usa hanno addirittura toccato punte del 25 per cento.
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ROMA - Ammonta a quasi 1.900 euro il calo del potere d'acquisto dei
salari negli ultimi cinque anni per ogni lavoratore con una retribuzione annua
lorda di 24.890 euro (media 2007). Le retribuzioni di fatto reali hanno perso
tra il 2002 e il 2007 1.210 euro, ma se a questa cifra aggiungiamo la perdita
derivante dalla mancata restituzione del fiscal drag (l'aumento dell'inflazione
che gonfia le entrate fiscali), la perdita totale ammonta a 1.896 euro. I dati
emergono da uno studio dell'Ires-Cgil secondo il quale la perdita maggiore si è
registrata tra il 2002 e il 2003, mentre dal 2005 il potere d'acquisto ha
recuperato terreno. Se si considera invece il periodo tra il '93 e il 2006 si
vede che le retribuzioni di fatto hanno mantenuto il potere d'acquisto rispetto
all'inflazione registrando una crescita annua del 3,4% a fronte del 3,2% medio
nel periodo. Nel periodo quindi, se non si è perso terreno complessivamente
rispetto all'inflazione, non c'è stata però una distribuzione dei guadagni di
produttività.
ALLARME GIOVANI - Secondo lo studio 7 milioni e trecentomila lavoratori in Italia guadagnano meno di 1000 euro al mese e più di 14 milioni di salariati vivono con meno di 1.300 euro. La situazione peggiora al Sud, dove un lavoratore guadagna in media 969 euro di salario netto mensile (-13,4% rispetto al dipendente standard). In particolare, l'indagine porta alla luce una «questione giovanile». Secondo le rilevazioni, infatti, un apprendista di età compresa tra i 15 e i 24 anni guadagna in media 736 euro netti mensili. Un collaboratore occasionale, tra i 15 e i 34 anni, guadagna mediamente 768 euro netti mensili. Un co.co.pro. o co.co.co. tra i 15 e i 34 anni ne guadagna 899. Anche secondo le ultime rilevazioni Istat, sottolinea il rapporto, 1 milione e 678mila giovani tra i 18 e i 34 anni (ovvero il 13,7%) sono poveri, percentuale superiore alla media.